Gianmarco Tognazzi, ecco i vini dedicati a papà Ugo e alla supercazzola

L'ultimo nato in famiglia è il bianco ‘69’, sensuale, raffinato ed elegante

  • Gianmarco Tognazzi (Foto US - Daniele Conte)
  • Gianmarco Tognazzi, La Bouvette, Roma
  • Gianmarco Tognazzi
  • Gianmarco Tognazzi
  • La Buvette, Roma, serata dedicata ai vini di Tognazzi
  • Chef Misseri (foto US - Gilberto Maltinti)
  • La Buvette, Roma, serata dedicata ai vini di Tognazzi

(di Giorgiana Cristalli) - Si chiamano Tapioco, Come se fosse e Antani e si ispirano alla "supercazzola" i vini dell'azienda portata avanti da Gianmarco Tognazzi realizzando il sogno di papà Ugo. L'ultimo nato in famiglia è il vino bianco ‘69’, prodotto dalla Tognazza Amata, presentato in anteprima a Roma alla Buvette con l'executive Chef Andrea Misseri.

"Papà è stato probabilmente il precursore del biologico e del km zero. Mi ricordo che a casa si mangiavano solo cose che venivano dalla nostra terra", racconta Tognazzi jr in un'INTERVISTA VIDEO AD ANSA.IT.

"Diceva che bisogna tornare all'orto fatto in casa. Eravamo a metà anni 60. Mi ha fatto crescere in campagna piu' tra uliveti e vigne che sui set cinematografici", ricorda.

Quando, tra un film e l'altro, Ugo Tognazzi rimaneva a casa "trascorreva il 99 per cento del tempo in cucina a preparare cene", racconta ancora.

"A 18 anni - aggiunge - sono fuggito dalla campagna per andare in città. Poi, dopo altri 18 anni, sono fuggito dalla città per tornare in campagna". Ed è allora che, riprendendo in mano la tenuta, Gianmarco ha tentato di trasfornare quel sogno, che definisce 'UGOistico', "ovvero per se stesso e per gli amici che venivano a casa", in qualcosa che potesse arrivare "anche agli altri amici, al suo pubblico". E così quella che fino a quel giorno era stata una semplice tenuta, è diventata, giorno dopo giorno, una cantina e una vera azienda agricola, con un team di una decina di persone, "per fare le cose seriamente senza perdere il gusto di prendersi un po' in giro", sorride.

Tapioco, Come se fosse e Antani si chiamano così "perchè mentre si scriveva la supercazzola si beveva quel vino a casa". E' sorseggiando questo nettare che "Benvenuti, De Bernardi, Monicelli e Ugo hanno inventato quella terminologia che tutti conosciamo e amiamo", rivela Gianmarco.

“Dopo un lungo lavoro e tanto tempo trascorso tra vigna e cantina arriva in Tognazza il 69, un nuovo bianco raffinato ed elegante. Una nuova linea - spiega Tognazzi - pensata per un pubblico più gourmet, che vuole emozionarsi quando sceglie di bere un buon bicchiere". 

Il 69 "è un vino da comodino", ironizza Gianmarco, sottolineando che "ha, non solo nel numero, una sua sensualità nella percezione". Aldilà dell'allusione, il nome di questo bianco rende omaggio al primo anno di vita della Tognazza, di cui oggi Ugo "sarebbe certamente orgoglioso", sostiene il figlio.

"L'etichetta del 69 rappresenta un omaggio alla storia de La Tognazza, che nasce proprio nel 1969 e che segna la crescita e l’impegno della nostra cantina. Un chiaro omaggio a quello che era il sogno di Ugo Tognazzi, che in quell’anno dà vita al suo mondo fatto di orti, vigne, prodotti home made e cucina".

Il 69, spiega, "è un vino che si sposa bene con piatti ricercati, soprattutto a base di pesce, con selezioni di formaggi, anche erborinati. Piacevole da bere da solo, come vino da meditazione, magari a fine pasto, grazie anche alla sua corposità e al calore che gli 8 mesi di barrique gli conferiscono". Si tratta di "un blend di chardonnay, grechetto e malvasia per un IGT Umbria importante e di forte impatto emotivo e sensoriale. Un vino da scoprire con i sensi, difficile da dimenticare dopo averlo assaggiato", assicura.

La novità, che Tognazzi anticipa all'ANSA, è l'arrivo di un nuovo vino rosso: "Sarà un 'fratello' del 69, in arrivo ad ottobre, ovvero un vino dello stesso livello, ma rosso".

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