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BLITZ GDF IN 'COMPRO ORO', SEQUESTRI PER 163 MLN EURO

Usciva dall'Italia sotto forma di monili di famiglia raccolti dai compro-oro in questi tempi di crisi e, una volta fuso e trasformato in lingotti in Svizzera, rientrava da dove era partito. Tutto rigorosamente "al nero", con un giro di centinaia di milioni di euro. Il cervello dell'operazione era ad Arezzo, una delle capitali del prezioso metallo giallo, dove c'era anche il 'Fort Knox' dei trafficanti: una villa a Monte San Savino, che l'organizzazione utilizzava come base operativa, protetta e vigilata. L'inchiesta della procura di Arezzo ha portato ad indagare ben 118 persone in 11 regioni, a 250 perquisizioni e al sequestro di beni per 163 milioni di euro e di 500 conti bancari nel blitz condotto dalla Guardia di Finanza. Gli accertamenti hanno riguardato non solo i 'compro-oro', ma anche aziende orafe ed oreficerie. Gli indagati che facevano parte dell'organizzazione sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro. Solo nel corso dell'ultimo anno sarebbero riusciti a "muovere" 4.500 kg d'oro e 11 mila d'argento: l'oro veniva avviato per la fusione in Svizzera per poi rientrare, mentre più breve era il giro dell'argento, raccolto, fuso e rimesso in circolazione in barre realizzate in Italia. I centri operativi, oltre ad Arezzo, erano in altri due distretti orafi, quelli di Marcianise e Valenza Po. Alla base di tutto c'era la fitta rete di negozi di "compro-oro", dove i metalli preziosi venivano raccolti da agenti intermediari. Il traffico avveniva ovviamente in nero, al di fuori dei circuiti ufficiali, con il semplice scambio oro a fronte di denaro contante in banconote di grosso taglio. La logistica era affidata a corrieri insospettabili che usavano vetture appositamente modificate con doppifondi. Nell'organizzazione, secondo quanto emerso dall'inchiesta coordinata dal Procuratore della Repubblica di Arezzo Carlo Maria Scipio e dal sostituto Marco Dioni, sarebbe stato poi centrale il ruolo di alcuni orafi aretini anche per i loro rapporti con la Svizzera, paese nel quale esistono centri specializzati per realizzare lingotti per oro da investimento, cioé con timbro ufficiale, tali da essere acquistati anche da banche e Stati. Il "Fort Knox", cioé la villa così ribattezzata dagli inquirenti dove operavano i cervelli del trust, serviva anche ad ospitare gli incontri tra i corrieri dell'oro e gli svizzeri pronti a consegnare i lingotti. E' un casolare di campagna che sarebbe di proprietà di alcuni imprenditori locali, acquistato con lo schermo di una società maltese. Secondo la Guardia di finanza proprio nel "Fort Konx" aretino sarebbe avvenuto l'ultimo incontro, quello del 10 ottobre scorso, quando i finanzieri di Arezzo sorpresero un orafo aretino e due corrieri comaschi intenti a scambiarsi oro e denaro: un episodio che avrebbe dato una decisiva svolta alle indagini. (ANSA).

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