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Legale, non punibile pescatore che soccorre migranti

Al contrario, colpevole chi non aiuta irregolari in difficoltà

07 ottobre, 15:06

(di Giovanni Franco) (ANSA) - PALERMO, 5 OTT - "I pescatori che aiutano i migranti in mare in difficoltà non compiono reato e quindi non sono perseguibili penalmente. E lo prevede sia il codice della navigazione che la tanto criticata legge Bossi-Fini". Va controcorrente l'avvocato del foro di Palermo, Giorgio Bisagna, esperto del diritto dell'immigrazione, che annovera da tempo fra i suoi clienti tanti migranti, rifugiati e profughi. "La Bossi Fini del 2002 è una legge che ha modificato in parte un Decreto Legislativo del 1998, già Legge 40 dello stesso anno, la cosiddetta Turco Napolitano. - spiega, citando il codice Bisagna - L'articolo 12 comma due prevede che 'fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale , non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.". Per i migranti in difficoltà fuori dal territorio nazionale naturalmente sono in vigore le norme internazionali e quello del codice della navigazione che impongono "il dovere di soccorso in mare". Per il legale "tutto ruota però intorno al concetto di stato di pericolo o di bisogno in cui si trova il migrante. Le indagini in passato sono scattate nei confronti di marinai che hanno soccorso extracomunitari che solcavano il mare in situazioni non di immediato pericolo, secondo i magistrati.

Insomma se il migrante non sta per affogare chi lo aiuta corre il rischio di finire sotto processo". "Nel caso del naufragio di Lampedusa - osserva Bisagna - il reato potrebbe essere stato commesso da chi non è intervenuto a prestare i soccorsi ai profughi in acqua". In passato il legale ha assistito tra gli altri i migranti sopravvissuti al rogo del Cpt di Trapani, divampato il 30 dicembre 1999, nel quale morirono sei trattenuti e due rimasero gravemente ustionati. "Per queste due persone il ministero degli Interni è stato condannato in primo grado a pagare un risarcimento dei danni pari a oltre 250 mila euro complessivi", ricorda Bisagna che è stato anche coordinatore regionale del Cir, consiglio italiano rifugiati". "La legge Bossi-Fini - lamenta il legale - andrebbe rivoltata come un calzino: l'immigrazione non deve essere vista come un problema o un'emergenza ma come una risorsa per la società. Bisogna affrontare questo tema non soltanto in un'ottica di repressione ma di semplificazione delle pratiche. Il controllo dei flussi deve essere regolamentato non puntando soltanto agli aspetti dell'ordine pubblico e della sicurezza".(ANSA).

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