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Migranti:Manifesto dei sindaci italiani,sono nostri fratelli

'Costruire corridoi umanitari e programmi di insediamento'

12 dicembre, 10:49

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - I sindaci italiani stilano un manifesto per l'accoglienza, non senza dimenticare di ribadire che "i rifugiati sono nostri fratelli". "Noi sindaci italiani - si legge nel testo del documento, redatto al termine della seconda e ultima giornata del convegno promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze, a cui sono intervenuti 80 primi cittadini, di cui 20 italiani - affrontiamo il dovere morale e civile di dare accoglienza a coloro che fuggono dalle emergenze umanitarie in memoria dei 24 milioni di italiani emigrati in terra straniera a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo e con il pensiero rivolto ai quasi 5 milioni di cittadini italiani che vivono fuori dal nostro Paese: l'Italia sa cosa significa dover lasciare la propria terra per un futuro incerto". Nell'operare a favore dell'integrazione, si legge ancora nel testo, "intendiamo contribuire alla costruzione di un'Europa in cui le bambine e i bambini portino con orgoglio la memoria della storia e dei luoghi di origine dei loro nonni e dei loro genitori e, allo stesso tempo, siano fieri di essere cittadini Europei. Un'Europa moderna e aperta al futuro, libera dalle paure, fondata sulla valorizzazione dei talenti e del merito, solidale nei confronti del mondo che più soffre e garante di libertà e di democrazia.
L'impegno dei sindaci va in questa direzione, nella consapevolezza che l'azione quotidiana delle istituzioni richiede uno sguardo lungo, rivolto non solo all'oggi ma al domani e al dopodomani". "Nel rispondere alla sfida epocale che la protezione dei richiedenti asilo e le migrazioni ci pongono davanti, riconosciamo nel ruolo dei Sindaci - scrivono ancora i primi cittadini italiani - la grande responsabilità di trasformare le parole e gli atti della politica in gesti quotidiani e in scelte amministrative concrete, e di saperle raccontare e condividere con la cittadinanza, diventando così operatori di pace". Ciò significa, in concreto: "collaborare alla costruzione di corridoi umanitari e programmi di reinsediamento che permettano a chi fugge di raggiungere i nostri territori senza mettere a repentaglio la propria vita e senza arricchire le reti dei trafficanti, partendo dalla consapevolezza che, oggi, il 98% delle persone in fuga da emergenze umanitarie sono accolte fuori dai confini dell'Unione Europea (Turchia, Pakistan, Libano, Iran ed Etiopia sono i primi cinque Paesi per numero di persone accolte)".

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