• In video gli ultimi istanti di Sara, le urla e l'indifferenza

In video gli ultimi istanti di Sara, le urla e l'indifferenza

Automobilisti rintracciati con immagini, l'agguato e la lite

Gli ultimi istanti di un rapporto malato, di un attaccamento morboso diventato gelosia cieca, ossessione, follia. Sono gli istanti impressi nel video della telecamera dell'ingresso di una cava in via della Magliana, dove Sara Di Pietrantonio è stata uccisa dall'uomo che un tempo amava. Uccisa nell'indifferenza di chi sabato notte è passato in quella via, periferica e poco frequentata.

Almeno un paio di automobilisti non si sono fermati quando la giovane studentessa cercava di fuggire dal suo assassino. Non capendo che quella lite era l'epilogo mortale per quella ragazza bionda e minuta. Le immagini, e le prove che gli uomini della squadra mobile di Roma, sono riusciti a mettere insieme nel giro di poche ore, sono ora una punto fermo nell'inchiesta sull'omicidio della studentessa. E sono immagini che gli stessi investigatori hanno definito 'scioccanti', si vede un'auto, che poi si capirà essere quella di Vincenzo Paduano, che sperona la macchina di Sara. La spinge di fianco, la costringe a fermarsi. Un vero agguato. La studentessa frena e lui si infila nella sua macchina, inizia una discussione, un litigio, probabilmente lei gli dice di scendere. E, hanno ricostruito gli inquirenti, tira fuori una bottiglia d'alcol e cosparge la macchina e anche Sara.

La giovane scende di corsa e tenta di scappare. Duecento metri, passa una macchina e lei cerca di fermarla, ne passa un'altra, ma niente, nessuno l'aiuta. Sara sembra essere un fantasma. A nulla sono valse le sua urla disperate. La sua richiesta di aiuto. Nella telecamera rimarrà impresso il suo tentativo di fuggire. Ma Vincenzo la raggiunge. Le butta altro alcol addosso e le da fuoco. Il resto diventa cronaca giudiziaria. A terra, in via della Magliana, rimangono soltanto uno specchietto retrovisore della macchina di Paduano, i segni di una frenata. E quelli indelebili dell'indifferenza. Che sembra ancora più crudele dopo le parole del procuratore aggiunto Maria Monteleone, "se qualcuno si fosse fermato Sara sarebbe ancora viva".

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