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Il sindaco Marino su caso multe: 'Chiedo scusa'. Urla in aula in Campidoglio: 'Dimettiti'

'Le ho pagate anche se non dovevo. Morbosa attenzione sulla vicenda'

"Non mi dimetto e lavoro per Roma". Ignazio Marino affronta il D-Day dopo giorni di alta tensione, sociale e politica, e di scontro aperto col suo partito. Un giorno campale per il sindaco di Roma, che appare, almeno per ora, non più in bilico. Il partito gli dà una chance e, dall' incontro con il numero due nazionale Lorenzo Guerini, emerge la richiesta di un cambio di passo in tempi rapidi e risposte urgenti ai problemi della città. Il Pd, fanno trapelare dal Nazareno, non pone un problema di poltrone, ma di azione di governo della città.

La giornata di Marino è cominciata presto: dapprima l'incontro con i residenti di Tor Sapienza, poi appunto quello con il vicepresidente del Pd Lorenzo Guerini, poi il gruppo del Pd capitolino, i presidenti dei Municipi e infine con l'Aula Giulio Cesare, una vera arena, dove ha relazionato sul caso multe. "Per quanto mi riguarda non ci sono dimissioni né elezioni in vista. Andiamo avanti, in modo convinto e deciso", dice ai consiglieri in un'aula trasformata in stadio tra cori pro "dimettiti" e quelli pro "vai avanti".

Ed è certo che queste parole abbiano avuto l'assenso dal partito nazionale che ha ridimensionato i mal di pancia del gruppo capitolino esplosi venerdì scorso nella direzione. Perché il voto ora non fa comodo a nessuno. Lo spettro delle elezioni si allontana, "il caso multe è archiviato", come spiega l'ex capogruppo D'Ausilio, ma l'appuntamento con i problemi politici, e quindi con un rimpasto di giunta chiesto anche dal nazionale, che sia qualcosa in più di un piccolo ritocco, solo rimandato. I consiglieri hanno chiesto a Marino di fissare al più presto un incontro per discutere dei nodi di Roma (decoro, trasporti, rifiuti e periferie) per ripartire, stavolta, tutti insieme. Mentre in aula sembrava di essere allo stadio, con cori e striscioni che hanno scandito ogni passaggio della relazione del sindaco e supporter a favore e contro, nei corridoi andava in scena il toto-nomi della nuova giunta.

Ormai sono dati sicuramente uscenti Rita Cutini, assessore al sociale, al posto della quale si fa il nome di Erica Battaglia, e Luca Pancalli, delega alo sport; Alessandra Cattoi potrebbe cambiare delega e passare al Turismo, lasciando la casella della Scuola a Paolo Masini che lascerebbe i Lavori Pubblici a favore di Maurizio Pucci, già uomo dell'amministrazione Rutelli. I ben informati non azzardano altri nomi, "perché - spiegano - in realtà il sindaco ha già cambiato l'assessore alla Cultura e quello al Bilancio".

Ma in bilico sembra essere anche Daniele Ozzimo, mentre dovrebbe rimanere al suo posto il vicesindaco Luigi Nieri. Spetta a Marino mettere il punto su una giornata che sembra non finire più: "Chi parla, pensa o scrive di mie dimissioni davvero non vuole comprendere la dimensione della nostra sfida - aggiunge - Non è una sfida personale. E' l'ambizione di cambiare Roma. Ci sono tanti poteri e tanti interessi che non gradiscono il lavoro che stiamo facendo. E lo confermo. Chi vede finire monopòli, rendite di posizione, abusivismi, corruzione, mancato rispetto delle regole, chi in quel sistema che stiamo contrastando trovava la ragione della propria forza, è normale che non gradisca il nostro lavoro e che ci osteggi duramente. Io, invece, credo che i tempi siano cambiati". E poi una stoccata anche al Pd: "mentre si polemizzava io lavoravo per Roma, per la metro C, lo stadio, per sbloccare il patto di stabilità". Qualcuno parla di un new deal di Marino. Il Pd, dopo le durissime parole dei giorni scorsi, fa quadrato. Per ora.

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