Il Papa a Lesbo, il racconto dell'inviata dell'ANSA

Francesco ai profughi, non siete soli. Risolvere crisi. A Lesbo denuncia "la più grande catastrofe dopo seconda guerra"

Le lacrime e lo shopping, i bagni al mare e piccoli che chiedono l'elemosina, i ristorantini tipici e i container del campo profughi, i sandali alla moda e i vestitini di seconda mano. E' questa la Lesbo che oggi ha accolto Papa Francesco. Già dall'alto dell'aereo la perla dell'Egeo si presenta con una bellezza mozzafiato: il verde, il territorio che si articola in saliscendi, e poi l'azzurro del mare. Si arriva all'aeroporto 'internazionale' di Mitilene, dicitura un po' esagerata a dire il vero per lo scalo di un'isola, e si è già sulla costa. Pochi i chilometri per arrivare al porto, il centro della vita turistica ed economica, pieno di negozietti di souvenir. E lungo la strada, che sempre costeggia il mare, si può vedere dall'altra parte, chiara e nitida, la sponda della Turchia. Una manciata di chilometri: troppo pochi per non provare ad attraversarli.

E' il pensiero dei tanti siriani, afghani, iracheni che arrivano in Turchia sognando l'Europa. Ma tra le bellezze naturali e architettoniche che, nella loro semplicità comunque sono un valore aggiunto delle isole greche, a Lesbo si è fatto spazio un 'santuario' tutto particolare. Una collina interamente coperta da salvagenti. Giubbotti di salvataggio, lasciati qui da chi ce l'ha fatta. Tutte le taglie, anche quelle piccole dei bambini. Consumati, stracciati o quasi nuovi. Arancioni, gialli ma anche neri, perché qualcuno tenta la fortuna in mare sperando di non essere intercettato. Una collina che è il simbolo dell'umanità che scappa ma che spera e si affida appunto ad un salvagente. A Mitilene, invece, i caffè sono già pieni di turisti.

E' la Pasqua ortodossa a dare il via agli arrivi. I ristorantini ad un prezzo più che equo, rispetto alla media degli altri Paesi europei, servono souvlaki e ouzo. L'isola di Saffo è infatti la 'capitale' della bevanda greca più conosciuta al mondo. Qualcuno già è in costume per il primo bagno. E il sole che asciuga le belle bagnanti, otto chilometri più in là, a Moria, dove un campo rifugiati che doveva essere di transito è diventato una 'prigione' a cielo aperto, piange. Un bambino lo vede così, fa un disegno e lo regala a Papa Francesco. Il bel mare Egeo in un altro disegno diventa la trappola mortale per un amichetto. Appare così Lesbo, oggi al centro del mondo per la visita di Francesco. Qualcuno arriva sulla bella barca, qualcun altro con il barcone. Un cuore diviso a metà, quello della Lampedusa greca, in attesa che l'Europa si faccia più responsabile nella gestione di una emergenza alla quale il popolo greco non riesce a far fronte da solo.

ECCO IL RACCONTO DELL'INVIATA DELL'ANSA, Manuela Tulli

"Voglio dirvi che non siete soli", e "questo è il messaggio che desidero lasciarvi: non perdete la speranza!". Immergendosi tra le centinaia di profughi del Moria Camp di Lesbo, papa Francesco ha voluto portare fisicamente la propria vicinanza e solidarietà a chi, spesso in condizioni disperate, fugge da guerre, persecuzioni e privazioni, lanciando un forte appello a che il mondo affronti questa che è "la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale".

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