Van Hoorn (Eurosif): stallo su tassonomia è equivoco, ora decidere

L’esperto, sbagliato legare la classificazione delle attività verdi agli aiuti di Stato e al Recovery Ue

Redazione ANSA

Un grande equivoco condiziona il dibattito sulla tassonomia degli investimenti verdi in Europa. L'equivoco è cominciato "quando, nel bel mezzo della pandemia di COVID, si è iniziato a dire che i fondi del Next Generation EU sarebbero stati collegati alla tassonomia". Da quel momento "alcuni Stati membri e settori economici hanno espresso timori circa il fatto di non poter accedere alle risorse per la ripresa dalla crisi economica". Ma la tassonomia non era pensata con quello scopo. "Era progettata specificamente per attori finanziari, aziende, ed etichette per prodotti finanziari". A parlare è Victor van Hoorn, direttore di Eurosif, la principale associazione europea per la promozione degli investimenti sostenibili e responsabili.

Dall'equivoco di partenza si è finiti in un dibattito dai toni accesi, per cui uno strumento nato per aumentare la trasparenza per grandi investimenti in mercati finanziari regolamentati, è tenuto in ostaggio da mesi per decidere se possono esservi inclusi gas e nucleare. Se si tiene a mente la natura originaria della tassonomia, "il Rapporto net-zero della Agenzia Internazionale per l'Energia e il fatto che parliamo dell'atto delegato sul clima e non gli altri obiettivi, includere il gas non è una scelta compatibile con criteri scientifici – argomenta van Hoorn – il nucleare lo sarebbe di più, ma anche questo diventa complicato se si guarda al principio di non nuocere significativamente".

Cioè il principio secondo il quale un'attività, per essere considerata "verde", deve rispettare almeno uno degli obiettivi della tassonomia ma non compromettere il raggiungimento di nessuno degli altri. I sei obiettivi sono: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e tutela dell'acqua e delle risorse marine, transizione verso un'economia circolare, prevenzione e controllo dell'inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Tra scorie e radiazioni, anche il nucleare in tassonomia, sebbene abbia emissioni vicine allo zero, dà da pensare.

"In primo luogo – ragiona van Hoorn – con gas naturale e nucleare la tassonomia non sarebbe più uno standard sulle attività green, una specie di fotografia di come deve essere l'economia in un modello allineato all’Accordo di Parigi, bensì uno strumento per la transizione energetica". E nella transizione nessuno mette in dubbio che "gas naturale e nucleare possano avere un ruolo". La tassonomia, tuttavia, non potrebbe mai essere la bussola dei governi della transizione, o almeno non sarà l'unica bussola, dichiara van Hoorn: "Le scelte dei governi in tema di energy mix dipendono da una serie di valutazioni con un diverso grado di gerarchia, per esempio la sicurezza energetica, e la tassonomia sarebbe solo uno dei fattori da prendere in considerazione, non l'unico”.

La tassonomia è, o era, altro. "Agli investitori spesso mancano informazioni di base, un vocabolario comune, su quello che può essere considerato sostenibile in base a considerazioni scientifiche, la tassonomia voleva colmare questa asimmetria di informazioni tra scienza e decisioni degli operatori finanziari". La tassonomia "nasce per una necessità di trasparenza", sintetizza van Hoorn.

Ora bisogna uscire dall'impasse. "Ad un certo punto si deve prendere una decisione, ed assumere posizioni troppo rigide come quelle che suggeriscono di rifare tutto da capo avrebbe grandi danni collaterali – dice l'esperto – perché le regole Ue sullo standard del Green Bond, la rendicontazione aziendale, le informative sulla sostenibilità dei prodotti di investimento, tutto è agganciato alla tassonomia".

Il presidente della commissione Ambiente dell'Europarlamento Pascal Canfin dice che bisogna trovare un compromesso, come un requisito di informativa obbligatorio in modo che chi compra il prodotto finanziario sappia se segue la tassonomia "pura" o quella con gas e nucleare. "Da un punto di vista pragmatico direi che ha senso, ammesso che si possa inserirlo nelle regole attuali – risponde van Hoorn – funzionerebbe come un’etichetta, per, ad esempio, i mercati tedesco, austriaco e lussemburghese (contrari al nucleare, ndr) questo prodotto è “tassonomia +” o “nuclear free".

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