'Territorio e collaborazione, la via italiana all'economia circolare'

Parla Valeria Valotto di Quid, il recupero dei tessuti come business etico

Redazione ANSA

L'economia circolare sembra un concetto astratto, ma ha la consistenza concreta del territorio e dei distretti industriali, come quelli del tessile. "Funziona molto bene a livello locale, dove il limite del tuo business può essere il punto di partenza del mio e possiamo lavorare insieme". Lo dice all’ANSA, a margine di un evento dell’Europarlamento, Valeria Valotto, vicepresidente di Quid, pluripremiata azienda tessile di Verona.

In Italia, la fondatrice Anna Fiscale è tra i 36 'eroi civili' del 2020 individuati dalla Presidenza della Repubblica. In Europa, sono arrivati i riconoscimenti della Commissione Ue per l'innovazione sociale e del Comitato economico e sociale. Tutto per un modello di business etico all’insegna del recupero, delle materie prime e delle persone. Cioè dei tessuti in eccedenza sul proprio territorio e di lavoratrici e lavoratori a rischio emarginazione sociale, che quei tessuti trasformano in capi pronti alla vendita nei canali B&B oppure negli 11 negozi a marchio.

Approccio forse non replicabile, per un'economia circolare che è ancora concetto sfuggente per molte imprese in tutta Europa. “Capisco queste perplessità – racconta Valotto – perché essere circolari è più facile per chi, come noi, 8 anni fa è nato in quel modo, ma è più complicato diventarlo per realtà più grandi e consolidate”.

Però “qui entrano in gioco le sinergie del territorio, il dialogo intergenerazionale tra le imprese – aggiunge – e infatti noi abbiamo fornitori che sono imprese tradizionali di una certa dimensione, e i rapporti vanno benissimo”.

“Se vuole – spiega – è la stessa logica dei simbionti e dei parassiti, che in natura stabiliscono un rapporto con l’ospite che è di mutuo beneficio”. I distretti tessili in Italia hanno molto potenziale, sostiene Valotto, “sia per realtà come le nostre, che recuperano eccedenze di tessuto dai produttori, sia per la creazione di hub di recupero e trasformazione di tessuti riciclati”.

Anche se, conclude l'imprenditrice, “nella nostra esperienza troviamo che non sempre ci siano informazioni chiare sulla composizione dei tessuti“, il tessile “è già un settore ad alta circolarità e c’è tanto potenziale di lavoro di rete”.

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