Stop cambio ora, i 28 prendono ancora tempo, 'valutare bene'

Molti Paesi titubanti.Commissaria Bulc spinge,'decisione giugno'

Redazione ANSA BRUXELLES
(ANSA) - BRUXELLES, 3 DIC - La fine del cambio d'ora due volte l'anno, che la Commissione Ue voleva far scattare già da marzo o ottobre 2019, non sembra fare passi avanti: una maggioranza dei 28 è titubante sul da farsi, chiedendo più tempo per valutarne i pro e contro con analisi di impatto più approfondite. Nessuna posizione, quindi, è stata adottata oggi al Consiglio Ue trasporti, ma solo un rapporto sui progressi fatti finora nell'esaminare il dossier. La commissaria Ue ai trasporti Violeta Bulc, delusa in quanto il suo obiettivo era avere già ora una decisione dei 28, ha quindi spinto i ministri ad arrivare a una conclusione "al nostro prossimo incontro a giugno" 2019. In ogni caso, con la formazione del nuovo Parlamento Ue, i tempi si allungheranno, e la stessa presidenza austriaca già alla riunione informale di Graz aveva fatto presente che il settore aereo soprattutto ha bisogno di un anno e mezzo o due di tempo per potersi preparare a un eventuale cambiamento. A favore dello stop del passaggio tra ora solare a ora legale e viceversa si sono espressi in modo chiaro solo Germania, Lettonia, Lituania, Estonia e Finlandia, mentre contro il Portogallo, ricordando i due tentativi fallimentari già fatti in passato nel Paese seguiti dal ritorno al cambio d'ora, e l'Irlanda, che con la Brexit rischierebbe di avere due fusi orari sulla stessa isola. Molto scettiche anche Olanda e Francia, che intendono procedere coi piedi di piombo e fare valutazioni approfondite a livello nazionale, e la Spagna, pur dicendosi "aperta", aspetta i risultati di un comitato di esperti insediatosi lo scorso settembre. Stesso approccio di attesa ma anche di preoccupazione di creare una frammentazione di zone orarie all'interno dell'Ue e tra Paesi vicini peggiorando quindi di fatto la situazione attuale che è armonizzata, quello assunto da Svezia, Slovacchia, Repubblica ceca e Croazia. L'Italia, per cui era presente il ministro ai trasporti Danilo Toninelli, non si è espressa pubblicamente.

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