Romania premia centrodestra, è record di astensioni

Affluenza sotto il 32%, buone prospettive per premier uscente

Redazione ANSA

BUCAREST - Il centrodestra che governa la Romania, al termine di una giornata elettorale caratterizzata soprattutto da un astensionismo da record, si appresta, almeno a giudicare dagli exit poll, a restare al governo con il premier uscente Ludovic Orban. L'affluenza alle urne è stata tra le più basse di sempre, e sarebbe risultata secondo i primi dati parziali appena del 31.85% degli aventi diritto, una percentuale tra le più basse al mondo e che rende il risultato finale molto incerto, soprattutto perché i partiti più votati - socialdemocratici e liberali dati testa a testa - sono ben lontani dal raggiungere il 50%.

Dunque, saranno le alleanze a decidere il destino politico del paese balcanico. E se dopo la sonora sconfitta alle europee i socialdemocratici (Psd) sono tornati alla ribalta attestandosi attorno al 30%, l'alleanza di centrodestra formata da partito liberale (Pnl) dato al 29%, e Usr-Plus con il 16% circa è comunque favorita, anche se potrebbe aver bisogno dell'appoggio, per la maggioranza governativa, di PMP (il partito popolare dell'ex presidente Traian Basescu) e della vera sorpresa di queste elezioni: l'Aur. Una formazione nuova, quest'ultima, che si dichiara conservatrice, patriota e unionista e che, sempre secondo i primi risultati, potrebbe addirittura superare la soglia di sbarramento del 5%. Al Psd invece, quasi certamente non basterebbe l'alleanza con Pro Romania (al 7%) e con i magiari dell'UDMR (al 5%). Insomma, un testa a testa tra i primi due partiti previsto già alla vigilia, e che verrà risolto solo dopo che anche i voti dei romeni della diaspora, storicamente vicini al centrodestra, verranno scrutinati. Il centrodestra, quindi, è quasi certo del successo e di poter continuare il proprio lavoro intrapreso nel novembre del 2016 con la caduta del governo socialdemocratico di Viorica Dancila.

Il dato incontrovertibile è l'assoluto disincanto del popolo romeno nei confronti dei propri rappresentanti politici. A trionfare è stato l'astensionismo. Di certo, l'ansia e la preoccupazione da Covid e una campagna elettorale profondamente offuscata dalle preoccupazioni legate alla pandemia hanno avuto un ruolo importante nel tenere gli elettori lontani dalle urne, ma non si può sottacere il fatto che anche nelle elezioni del 2016 e del 2012 la percentuale dei votanti era stata molto bassa attestandosi, in media, attorno al 40%. Segno di una crescente sfiducia nella politica.

Intanto, i due opposti schieramenti, nonostante il risultato numerico in bilico si sono detti sicuri della vittoria. Il premier uscente Ludovic Orban alla chiusura delle urne ha detto che "il Pnl ha vinto le elezioni, i voti si conteranno alla fine". Gli ha fatto eco la vicepresidente del Psd Gabriela Firea, sindaca uscente (e sconfitta) di Bucarest che ha dichiarato: "Siamo il partito che ha vinto le elezioni e adesso il presidente deve rispettare la costituzione e la volontà dei romeni e dare la fiducia al Psd per formare il nuovo governo".

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