Castaldo al Forum ANSA, ingresso in S&D esito naturale percorso M5S

Tra i temi trattati, il rapporto con il Pd e la costituzione di un polo dell'ultradestra in Ue

Redazione ANSA

BRUXELLES - L'ingresso del M5S nel gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo è "un esito naturale dell'impostazione del nostro lavoro di questi anni e della nostra convinta adesione ad alcuni temi fondamentali, credo sia il percorso giusto per rafforzare l'alleanza progressista e mettere al centro la crescita sostenibile". Così il vicepresidente del Pe ed eurodeputato del M5S, Fabio Massimo Castaldo, al forum ANSA. Con S&D c'è "larga condivisione di idee e obiettivi da raggiungere", ha detto Castaldo sottolineando che "se ci saranno le condizioni, anche dopo un confronto con il Pd, il M55 è ben felice di stringere la collaborazione".

Nell'incontro Castaldo ha parlato, inoltre, del rapporto con il Pd di Enrico Letta: "Come abbiamo trovato una buona convergenza a livello regionale, non escludo che ci possa essere un dialogo fruttuoso anche sulla capitale, ma dall'altra parte dev'esserci rispetto - ha spiegato il vicepresidente del Pe -. Non possiamo più accettare offese e accuse che esulano dalla critica politica e alle volte sconfinano nell'insulto personale". 

"Dispiace vedere questi costanti attacchi da alcuni esponenti del Pd romano", ha sottolineato Castaldo, ribadendo che il M5S "non rinuncerà alla candidatura di Virginia Raggi". Con la guida di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, "vedo spazi per poter dialogare" con il Pd anche a livello comunale, ma "dev'esserci un clima costruttivo", ha insistito il vicepresidente del Pe, secondo il quale gli attacchi dei dem rappresentano "un danno anche a livello nazionale alla prospettiva di convergenza" tra i due partiti.

Castaldo si è, inoltre, soffermato, sul tema della costituzione di un grande polo delle destre conservatrici e ultra-nazionaliste in Europa, sostenendo che "ci sono spinte" in questa direzione, ma che "il percorso non è così agevole e facile come potrebbe sembrare" a causa di "rilevanti punti di frizione" tra i diversi partiti nazionali, in primis l'approccio nei confronti di Mosca. 

"Non è un mistero che Viktor Orban, sfrattato dal Ppe, stia cercando di essere fattore aggregante di un campo più largo del sovranismo" europeo, ha detto

, evidenziando tuttavia la "difficoltà di conciliare le tendenze" dei partiti ultra-nazionalisti di Orban, Kaczynski, Le Pen, Salvini e Meloni.

Sulla Russia, in particolare, "da una parte abbiamo i polacchi del Pis di Kaczynski, il più fiero oppositore di qualsiasi tipo di impostazione costruttiva nei confronti di Mosca, dall'altra invece abbiamo alcuni esponenti come Orban, Le Pen e Salvini che sono marcatamente di impostazione pro-putiniana", ha spiegato Castaldo. Un altro nodo sulla strada della convergenza è "quello dei rapporti di forza" che potrebbero essere alterati dalle fusioni.

Tra i temi discussi, anche l'accordo sugli investimenti tra Ue e Cina. Per Castaldo "un buon compromesso sarebbe quello di chiedere a Pechino di ratificare le convenzioni dell'Ilo (l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, ndr)" contro il lavoro forzato" per dare un segno di buona volontà nella direzione che l'Ue ha chiesto". 

L'accordo è stato "concluso in modo frettoloso", ha detto Castaldo, ravvisando "la mancanza di un meccanismo di risoluzione delle controversie e dei grossi limiti sul tema del lavoro forzato". In attesa che l'Eurocamera si esprima sul testo, il vicepresidente del Pe ha auspicato l'introduzione della "condizionalità" sul rispetto delle convenzioni Ilo per mandare un "messaggio molto chiaro a Pechino facendo prevalere i diritti dei lavoratori cinesi e delle minoranze".

Nell'incontro si è parlato anche delle altre sfide dell'Unione europea, a partire dai ritardi nelle forniture dei vaccini, facendo il punto sulle strategie messe in campo dall'Ue per rispondere alla pandemia da coronavirus. Nel corso del Forum sono stati approfonditi anche i principali argomenti dell'attualità europea come le tensioni fra Bruxelles e Ankara dopo il caso von der Leyen nonchè lo stato delle relazioni tra Ue, Mosca e Pechino.

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