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Telefoni in carcere col drone, chiusa inchiesta a Bologna

Tentativo a inizio ottobre di un 30enne, cellulari per fratello

(ANSA) - BOLOGNA, 03 DIC - La Procura di Bologna ha chiuso l'inchiesta sul 30enne di origini albanesi che a inizio ottobre ha tentato di consegnare al fratello, detenuto nel carcere della Dozza, microtelefoni cellulari e smartphone per comunicare con l'esterno, utilizzando un drone. "Ora valuteremo gli atti e ci difenderemo", commenta l'avvocato Stella Pancari che lo assiste.
    Al giovane è stato notificato un avviso di fine indagine ed è contestato il reato di tentata indebita introduzione di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti. Dopo essere stati informati dalla polizia di frontiera dell'ingresso in Italia del 30enne, con precedenti alle spalle, gli investigatori della Polizia avevano scoperto che aveva prenotato una stanza in un albergo e che, con una valigetta, si era appostato in via del Gomito, vicino alla carcere, per alcuni sopralluoghi.
    Secondo quanto accertato dalle indagini portate avanti in collaborazione con la polizia penitenziaria, che come disposto dal procuratore Giuseppe Amato sono state rafforzate per contrastare il rischio dell'introduzione di apparecchi per comunicare nella casa circondariale, il suo obiettivo era sorvolare la struttura con il drone e fare avere i microtelefoni, adeguatamente imballati, al fratello. Il 30enne era stato perquisito ed erano state trovate batterie per alimentare il drone, due smartphone e tre microtelefoni con tanto di sim e cavi di connessione. Qualche anno fa un fratello dell'indagato, in carcere a Verona, era finito nei guai per aver postato una foto sui social, dall'istituto penitenziario.
    (ANSA).
   

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