Zaki da un anno in cella in Egitto, 'lottate per me'

Sorella in video: 'Ci chiede di non mollare'. Appelli in Europa

BOLOGNA, 07 FEB - Patrick George Zaki da un anno in carcere in Egitto, "prigioniero di coscienza" secondo gli attivisti che si battono per la sua causa, "colpevole" solo di essersi occupato di diritti umani. Mentre la sorella da un video ringrazia per la mobilitazione messa in campo e invita a non mollare, in Italia e in Europa si moltiplicano gli appelli per fare di Patrick cittadino onorario italiano ma soprattutto per far sì che sia libero quanto prima e torni alla sua famiglia, agli studi a Bologna, ai suoi amici e alla sua vita.
    L'idea che Patrick debba trascorrere un altro anno così "è inconcepibile", afferma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, che chiede alla politica di agire con maggiore "incisività" e all'Italia in particolare di di mettere in campo "sul piano diplomatico tutte le iniziative necessarie, coinvolgendo l'Europa" ma "presto e bene", perché la scritta che campeggia su tanti luoghi d'Italia - "Free Patrick Zaki" - non è solo uno slogan "ma un obiettivo". Chiede di non mollare nella mobilitazione anche la famiglia di Patrick Zaki.
    Nei giorni scorsi la sorella Marise all'ANSA aveva dato il suo appoggio alla petizione online lanciata da alcuni cittadini per la cittadinanza italiana a Patrick. Ieri in un video a La7 ha ringraziato tutti, dall'Università di Bologna alle città italiane, alle istituzioni. "Ciò che Patrick ci dice durante le visite - ha detto Marise - è di 'continuare quello che avete iniziato per rendere vicina la mia libertà'".
    Il calvario di Patrick inizia un anno fa. Il 7 febbraio rientra nel suo Paese natale, l'Egitto, per una breve vacanza in famiglia. Appena due giorni prima aveva dato un esame a Bologna, dove si era trasferito dal settembre 2019 per seguire il master europeo Gemma in studi di genere. Atterrato al Cairo, il fermo.
    Ventiquattro ore di blackout, durante le quali secondo le denunce di legali e attivisti è stato interrogato e torturato.
    Poi l'8 febbraio la formalizzazione dello stato di arresto. Da allora è in carcere con reiterati rinnovi di custodia cautelare, con accuse che spaziano dalla propaganda sovversiva al terrorismo per alcuni post sui social da un account che il ricercatore dice non essere suo.
    Da un anno la mobilitazione italiana e internazionale è massiccia. Oggi anche il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si è unito al coro di chiede cittadinanza italiana e libertà per Patrick. E diversi europarlamentari in un video messaggio rilanciato dalla pagina Facebook 'Patrick Libero' ne chiedono il rilascio e promettono di continuare a lottare per lui.

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