Daphne is back, l'arte contro la violenza sulle donne

In Giornata Internazionale, opera di Iannuzzi a Villa Borghese

di Daniela Giammusso ROMA

E se Dafne, la ninfa sacerdotessa della Madre Terra, non dovesse rinunciare a sé ne' essere costretta a vivere come pianta di alloro pur di sottrarsi alle insidie di Apollo? Nel pieno della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l'artista Guido Iannuzzi reinterpreta il mito e lo rovescia con "Daphne is back", installazione esposta da oggi e fino al 27 marzo all'interno del Tempietto di Diana di Villa Borghese, a poche centinaia di metri dalla celeberrima scultura del Bernini con Apollo e Dafne, custodita alla Galleria Borghese.

"Diana non è solo la Dea della caccia, come tutti la conosciamo, ma anche la protettrice delle donne - racconta all'ANSA l'artista, che vive tra Roma e Londra - Bernini immortala Dafne nel momento in cui, dopo aver chiesto aiuta alla Madre Terra, si sta trasformando in pianta. Con quest'opera io inverto il mito: Diana interviene a sua volta e rende libera la ninfa". L'opera, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è dunque una sorta di sequel della storia originale e ferma esattamente il momento in cui le due frecce in piombo e in oro, che avevano dato avvio al mito classico, si incontrano facendo smaterializzare la pianta di alloro che aveva protetto, imprigionandola, l'essenza di Dafne. La ninfa sparisce alla vista essendo tornata alla sua piena libertà. Ma rimangono ancora, per pochi attimi, solo le (vere) foglie di alloro che aleggiano in espansione nell'aria (stabilizzate, verniciate una a una e legate con filo di rame "così che si muovano"). "Cerco sempre di realizzare opere attraenti - dice ancora Innuzzi - ma che siano strumentali a diffondere contenuti". Proprio come il suo "Bauhaus Think-Tank", il grande carro armato colorato che dopo esser stato esposto al Maxxi come al Mart di Rovereto, ora campeggia al centro del Laghetto dell'Eur fino al 31 dicembre, attualizzando alcuni valori del movimento tedesco anni Trenta e, dice l'artista, "per ricordare come la violenza e le armi in realtà soffochino la libertà, non la conquistino".

"Nel caso di Daphne is back - prosegue - a spingermi è stato un tema fondamentale per l'epoca attuale: ognuno, non solo le donne, ma ogni individuo deve essere libero di esprimere la propria natura, la propria volontà, le proprie idee, senza il rischio di subire violenza fisica o psicologica". La mimesi, il nascondersi o fuggire possono essere solo soluzioni temporanee, emergenziali contro la violenza mentre è assolutamente necessario liberare Dafne e permetterle di essere sé stessa, mostrando la propria corporeità e il proprio pensiero. Da domani l'installazione diventerà un tutt'uno con la vita quotidiana di Villa Borghese, uno dei parchi più frequentati della capitale, immersa nel normale "traffico" di mamme, turisti, sportivi, bambini e cani a passeggio. "E' quello che volevo - dice l'artista - Dopo anni nell'underground ho capito che quella dimensione non è utile per diffondere ciò che vuoi dire. Così come il carro armato all'Eur colpisce chi se lo ritrova davanti, anche qui spero che le persone si fermino. L'opera deve innanzitutto catturare l'attenzione, poi, certo, ci sono diversi livelli di interpretazione. Sta a chi comunica, l'artista come il professore, riuscire a renderli palesi, leggibili".

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