Con Fai alla scoperta dei segreti di Santa Croce in Gerusalemme

6/11 apertura eccezionale con volontari Delegazione Roma

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 03 NOV - C'è un anfiteatro a Roma, il secondo dopo il Colosseo, sconosciuto alla maggior parte dei romani stessi. È l'anfiteatro castrense o variano, nascosto dal cancello ideato da Jannis Kounellis nel 2007, accanto alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a sua volta edificata sulle vestigia del palazzo imperiale romano del Sessorio. A "svelarlo" è il nuovo incontro con Cosa Fai Oggi, l'appuntamento mensile organizzato dai volontari del Fai Delegazione di Roma alla scoperta dei tesori segreti della città, che sabato 6/11 aprirà eccezionalmente sia l'anfiteatro castrense sia alcuni gioielli della Basilica come l'appena restaurata cappella di Sant'Elena (prima visita alle 9.30, ultima alle 16.20).
    Per comprendere le origini del palazzo imperiale e del suo anfiteatro bisogna risalire al Palatium Sessorium, il grande complesso di tarda età severiana, che l'imperatore Eliogabalo fece erigere intorno al 220 d.C. come sua residenza ai piedi dell'Esquilino. Il palazzo fu poi scelto dall'imperatrice Elena, madre di Costantino, come propria abitazione. Di ritorno dal viaggio che nel 326 d.C. l'ormai ottuagenaria imperatrice compì in Terrasanta, culminato con il ritrovamento della vera Croce ed altre reliquie della Passione di Cristo, Elena stessa volle all'interno del palazzo una cappella per conservare e venerare i suoi ritrovamenti. Nel corso dei secoli, la volta a crociera fu arricchita con una decorazione attribuita a Baldassarre Peruzzi, uno dei pochi esempi di mosaico rinascimentale a Roma. E proprio sulle vestigia del palazzo severiano, venne edificata la basilica di S. Croce in Gerusalemme. Nel 1561, con il cardinale Carlo Borromeo, subentrarono i monaci Cistercensi di Lombardia e lo spazio dell'arena dell'anfiteatro divenne orto, ripristinato nuovamente con le sue colture originali nel 2004 su progetto dell'architetto Paolo Pejrone. Info www.faiprenotazioni.fondoambiente.it (ANSA).
   

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