Il crimine targato Rai, da Maigret a Montalbano

Il presidente Foa, con fiction si scrive storia sociale del Paese

di Marzia Apice ROMA

ROMA - E' una storia fatta di strade buie e passi nella notte, lame affilate e colpi di pistola, inseguimenti mozzafiato e confessioni drammatiche, ma anche di sorrisi beffardi e sguardi ironici, di battute taglienti e lampi di genio, quella che unisce, sempre sul filo del brivido e lungo più di mezzo secolo, l'iconico Commissario Maigret in bianco e nero con il volto di Gino Cervi al contemporaneo Commissario Montalbano interpretato da Luca Zingaretti: ha un fascino irresistibile "Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. La mostra", ospitata negli spazi del Museo di Roma in Trastevere dal 7 ottobre al 6 gennaio e inaugurata alla presenza del Presidente della Rai Marcello Foa.

Un percorso multimediale tematico-cronologico a cura di Maria Pia Ammirati e Peppino Ortoleva, scandito in 200 fotografie, tra b/n e colore, tratte da circa 80 programmi televisivi, con 5 installazioni video e alcune postazioni sonore, per raccontare con il prezioso patrimonio delle Teche Rai la trasformazione di un genere, il giallo e noir investigativo, con il quale la più grande azienda editoriale del Paese ha parlato agli italiani, facendoli sognare e appassionare, coniugando tra adattamenti, "teleromanzi" e poi con la fiction e le serie tv la cultura popolare a una narrazione televisiva di altissima qualità. Eccoli sfilare tanti personaggi entrati nel cuore del pubblico, che ne ha seguito, a volte per anni, le avventure sul piccolo schermo: dalle figure letterarie, come Maigret, Ingravallo e Montalbano nati dalle penne rispettivamente di Simenon, Gadda e Camilleri, a quelle inventate come il tenente Sheridan, e poi La Piovra con Michele Placido, il Maresciallo Rocca con Gigi Proietti e Rocco Schiavone con Marco Giallini, è tutto un susseguirsi di commissari, poliziotti, marescialli e questori, i cui volti appartengono all'immaginario collettivo italiano. In questa carrellata espositiva - nata da un'idea di Stefano Nespolesi, la mostra è realizzata in collaborazione con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e INA, Institut National de l'Audiovisuel - traspare anche il racconto di un'Italia che in quasi 70 anni si è trasformata radicalmente e che la tv pubblica ha saputo cogliere fino nelle sfumature.

"A ogni fiction si scrive una pagina di storia sociale. L'investimento sul patrimonio delle teche Rai richiede energie importanti ma è fondamentale perché preserva la memoria del Paese", ha detto all'ANSA Marcello Foa, passeggiando tra i corridoi della mostra con il vice sindaco del comune di Roma Luca Bergamo, con Renzo Arbore, Marisa Laurito e Alessandro Preziosi, "Gli sceneggiati sono fantasia ma rispecchiano la realtà e la cultura sociale, mostrano come è cambiata la morale e fanno vedere ai giovani cosa era l'Italia". La mostra testimonia anche "l'evoluzione del linguaggio televisivo e documenta la riconoscibilità della cifra Rai, in cui non si esagera mai. Questo stringe un legame che continua con il pubblico", ha aggiunto il presidente. "Ci sono voluti 3 anni di lavoro per realizzare la mostra, nata dalla necessità di scoprire e storicizzare un pezzo di storia del servizio pubblico e del Paese. Noi custodiamo per gli italiani la loro storia", ha spiegato Maria Pia Ammirati, sottolineando la trasformazione di un genere, il giallo, "che negli anni ha assunto nuove coloriture". Tante curiosità e memorabilia a disposizione del pubblico, numerosi i reperti storici e gli elementi scenografici realizzati ad hoc, per scoprire molto più di quello che abbiamo visto in tv; da non perdere poi la stanza interamente dedicata alla visione delle sigle televisive dei programmi più popolari.

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