I sogni di Ferretti e Lo Schiavo per Fellini

Cicutto, omaggio Fellini a Lido? Forse sì ma compito curatore

Francesca Pierleoni ROMA

ROMA - Una Fiat 125 s blu nella quale Dante Ferretti, con blocco per gli schizzi in mano, racconta a Federico Fellini sogni inventati,. E' l'immagine, ricostruita con il modello originale di auto, e i manichini iperrealisti realizzati da Makinarium, che accoglie in Felliniana - Ferretti sogna Fellini, l'istallazione permanente che apre dal 1 febbraio negli Studi di Cinecittà, in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita del maestro del cinema. Un percorso in tre sale, punteggiato dai poster e le suggestioni dei film di Fellini, creato dagli scenografi tre volte Premi Oscar Dante Ferretti e la moglie Francesca Lo Schiavo, storici collaboratori del cineasta. I sogni, nell'installazione continuano nella casa di piacere ispirata a La città delle donne, un bordello lunapark con Marcello Mastroianni /Snaporaz, insieme a soubrette in bikini che scendono da uno scivolo bordato di rosso.

Si arriva poi al cinema Fulgor, una rievocazione della sala di Rimini dove Fellini bambino ha sviluppato il suo amore per il cinema. "Grazie a Federico ho imparato che si può fare di tutto e che anche gli errori sono fondamentali, perché consentono di rendere ciò che crei ancora più reale o più di fantasia a seconda dei punti di vista" spiega Ferretti, che ha conosciuto Fellini nel 1969, sul set di Satyricon, come assistente di Luigi Scaccianoce, per poi diventare suo scenografo, da Prova d'orchestra (1978) all'ultimo film, La voce della luna (1990). Francesca Lo Schiavo invece è stata per Fellini set decorator da E la nave va (1983): "L'incontro con Federico è avvenuto a inizio della mia carriera e ha aperto totalmente la mia mente - sottolinea -. Mi ha dimostrato che tutto era possibile, che non c'erano limiti e questo ha contrastato molto con le esperienze successive nel cinema americano, che pur essendosi abbeverato a Fellini, è molto più legato alle regole. Con Federico si improvvisava tutti i giorni, senza schemi. Lui aveva una mente incredibile che ha previsto tantissime cose. Mi sono sentita piccolissima ma talmente onorata di averlo conosciuto e essere stata parte della sua vita di lavoro". L'installazione parte da una giocosa ma anche molto fruttuosa consuetudine di Ferretti con Fellini: raccontargli sogni inventati.

"A volte per venire a Cinecittà partivamo insieme da Canova, il bar a Piazza del Popolo e nel viaggio in auto lui mi chiedeva sempre, 'Dantino che ti sei sognato?'. All'inizio gli dicevo la verità che non mi ricordavo i sogni, o non ne avevo fatti. ma poi ho iniziato a inventarli - racconta lo scenografo - pensando al suo cinema o a ricordi di infanzia nella mia città, Macerata. Come quando andavo dalla sarta, con mia madre e da sotto il tavolo mi capitava di vedere le mutande, le gambe, i sederi delle donne, o gli incontri al mercato con delle figure femminili che poi ha messo nei suoi film, dalla pescivendola alla macellaia… ". Per 'Felliniana' non ho "mai pensato a un set, ma a ricreare delle immagini che avevo nella mente - aggiunge Lo Schiavo - . Dall'arrivo insieme a Cinecittà di Dante e Federico, a Marcello che in La città delle donne, scopriva il suo universo femminile e il cinema Fulgor che ha rappresentato l'iniziazione al di Fellini al cinema". Un Fulgor "totalmente ridisegnato - precisa Ferretti - Quello vero mi pare avesse le pareti grigie, io l'ho immaginato con un gusto un po' americano, creando una sala che ti avvolge e ti porta sullo schermo". Con Felliniana "più Cinecittà di così non si può - dice Roberto Cicutto, ad e presidente di Luce Cinecittà e neo presidente della Biennale di Venezia -. L'installazione arricchisce l'offerta espositiva degli studios e evidenzia la capacità di questo luogo unico di mettere insieme attività culturali, industriali e divertimento". L'omaggio per i 100 anni dalla nascita di Fellini, iniziato l'anno scorso alla Mostra del Cinema di Venezia, continuerà anche quest'anno? "Penso di sì - risponde Cicutto - ma decidere è compito del curatore della Mostra".

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