Arte da quarantena, il mondo visto dalla finestra

10 tele di artisti famosi tra attesa e voglia di libertà

di Ida Bini BOSTON

BOSTON - Hopper, Dalì e Magritte e, prima ancora, Vermeer e Murillo hanno dipinto tele che ritraggono persone intente a guardare dalla finestra, una condizione a cui siamo costretti tutti noi in questo momento di quarantena. Ne scaturisce la rappresentazione di sentimenti come la solitudine, il sogno, la malinconia, la curiosità e la voglia di evadere ma anche sensazioni olfattive e visive come il vociare, i colori e i profumi che arrivano dall'esterno. Ecco 10 tele da ammirare o da scoprire e magari da rivedere nei singoli musei quando riprenderemo tutti a viaggiare.
    Donna che legge una lettera davanti alla finestra. L'opera del pittore fiammingo Jan Vermeer, dipinta nel 1657 e custodita nella Gemäldegalerie di Dresda, rappresenta la vita quotidiana all'interno di un'abitazione dove una donna legge assorta davanti a una finestra aperta. La serenità che ne scaturisce è contrapposta al caos e al movimento che si intuiscono provenire dall'esterno.
    Las Gallegas. E' il quadro del pittore barocco Bartolomé Esteban Murillo: realizzato nel 1670, la tela si trova nella National Gallery di Washington. E' una scena popolare e picaresca di due donne affacciate alla finestra: la più giovane sorride, mentre la più anziana nasconde il viso dietro a uno scialle. Le due protagoniste, che provengono dalla Galizia, all'epoca regione molto povera della Spagna, sono con ogni probabilità due prostitute: si mostrano da una finestra su una via di passaggio per adescare potenziali clienti.
    La strada entra nella casa. E' un quadro di Umberto Boccioni, dipinto nel 1911 e oggi esposto nello Sprengel Museum di Hannover. In quest'opera piena di movimento e di colore il pittore futurista ritrae una donna di spalle, appoggiata alla ringhiera di un balcone, che guarda verso una fitta serie di edifici, una strada sulla sinistra e dei cantieri. Osservando la tela si colgono le sensazioni del pittore mentre dipinge, con la luce e i colori che si muovono dall'esterno verso l'interno dell'abitazione. Il poeta e il filosofo. E' il titolo del quadro dipinto da Giorgio De Chirico nel 1915 e, come molte opere metafisiche del pittore, è aperto a numerose interpretazioni. Ciò che si vede nel dipinto è un manichino in ombra seduto di spalle su un piedistallo, mentre osserva una lavagna o il cavalletto di una tela, e un busto di marmo bianco, senza volto e alle spalle della finestra da dove si vedono il cielo azzurro-verde, alcune nuvole bianche e parte di un edificio. La finestra non ha infissi né imposte ma è più un'apertura verso l'esterno e la sensazione che si ha guardando la tela è di vivere un'atmosfera immobile, di silenziosa attesa, come se si aspettasse la soluzione di un enigma.
    Femme assise, le dos tourné vers la fenêtre ouverte. E' una pittura a olio dipinta nel 1922 da Henri Matisse, rubata nel 1940 dai nazisti e attualmente conservata nel museo delle Belle Arti di Montreal. La donna ritratta è la moglie dell'artista, Amélie Matisse, di spalle alla finestra da cui si vede il paesaggio marino della Costa Azzurra, pieno di luce e di colori.
    E' un omaggio del pittore alla riviera francese, che lo sedusse profondamente, e alla fine della guerra. «La ricerca del colore» ammise l'artista «non è venuta dallo studio di altri dipinti, ma dall'esterno, vale a dire la rivelazione della luce in natura».
    Muchacha en la ventana. Dipinto dal celebre pittore surrealista Salvador Dalì nel 1925, il quadro è conservato nel Museo Reina Sofía di Madrid e ritrae Aña Maria, la sorella diciassettenne del pittore catalano. La ragazza guarda dalla finestra il paesaggio marino di Cadaqués, borgo spagnolo amato da Dalì: assieme alla figura della giovane donna anche noi spettatori osserviamo i colori del mare e del cielo che riprendono la tonalità dell'abito della donna e delle tende, e percepiamo il calore della giornata e il profumo di salsedine che arrivano direttamente dalla finestra aperta.
    Femme assise près d'une fenétre. E' inconfondibile il tratto cubista dell'autore, Pablo Picasso, che ha realizzato quest'olio su tela nel 1932: ritrae Marie Thérèse Walter, una giovane donna che fu a lungo sua musa. Era una modella francese che il pittore andaluso incontrò a Parigi nel 1927 e di cui si innamorò subito, influenzando molto la sua vena creativa. La modella, infatti, è presente in moltissime opere, come in questo ritratto dove è seduta davanti a una finestra mostrando di sé un aspetto luminoso e solare, pieno di passione e sensualità.
    Room in Brooklyn. E' pieno di malinconia il quadro dipinto nel 1932 da Edward Hopper ed esposto nel Museum of Fine Arts di Boston: come tutte le sue opere è pervaso da un senso di solitudine e di attesa. Hopper rappresenta spesso i suoi personaggi all'interno di abitazioni o di locali, spiati attraverso le finestre o illuminati dalla luce che proviene dall'esterno. In questo quadro dalla finestra si scorge un paesaggio urbano desolato e triste.
    Condizione umana. René Magritte dipinse questa tela, esposta alla National Gallery di Washington, nel 1933. L'opera surrealista rappresenta la condizione umana: è una tela senza cornice appoggiata su un cavalletto posto davanti a una finestra, sulla quale è dipinto lo stesso paesaggio che si apre all'esterno. Tela e paesaggio, dunque, si fondono insieme e creano un'illusione ottica spezzata solo dalle sottili gambe e dalla parte superiore del cavalletto: la realtà che noi vediamo dalla finestra è mediata dall'arte e il panorama e il dipinto esistono solo nel quadro e nella mente di chi osserva.
    La fenêtre. Dipinto nel 1936 da Paul Delvaux, pittore belga e surrealista come Magritte, il quadro è esposto nel Musée d'Ixelles di Bruxelles e rappresenta un punto di vista diverso rispetto al consueto: nella tela, infatti, la finestra è un mezzo per affacciarsi sul mondo interiore, sui misteri e gli enigmi dell'inconscio. La donna ritratta da Delvaux è affacciata alla finestra dalla quale si vede un paesaggio naturale, ma osservando attentamente la tela ci si accorge che il nostro sguardo non è rivolto all'interno della stanza, come sarebbe logico, ma è fuori da essa, e che ciò che stiamo guardando non è una finestra vista da dentro ma la facciata di un edificio. Ciò crea uno spaesamento nello spettatore e un ribaltamento delle percezioni degli spazi interni ed esterni. (ANSA).
   

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