Addio a Vittorio Gregotti, maestro dell'architettura del '900

Gli Arcimboldi e il centro culturale di Belém tra le opere

Ida Bini MILANO

 L'architetto e urbanista Vittorio Gregotti si è spento a Milano questa mattina, 15 marzo, per complicazioni legate al Coronavirus. Laureato in architettura nel 1952 al Politecnico di Milano, è stato uno dei padri dell'architettura italiana e urbanista di fama mondiale.
    Tantissimi sono i progetti firmati da Gregotti, che ha realizzato opere in tutto il mondo: tra le più famose spiccano il teatro degli Arcimboldi di Milano, gli stadi Barcellona e di Genova, il centro culturale Belém di Lisbona (biblioteca e area espositiva) e il controverso quartiere Zen di Palermo, non portato a compimento per infiltrazioni mafiose negli appalti.
    Tra gli altri lavori ci sono l'ampliamento del museo d'arte moderna e contemporanea dell'Accademia Carrara e la chiesa di san Massimiliano Kolbe (dove realizzò anche gli arredi sacri in marmo bianco) a Bergamo, il ponte sul Savio a Cesena, l'acquario Cestoni di Livorno e, più recenti, la progettazione del quartiere residenziale di Pujiang a Shangai, il nuovo edificio universitario alla Bicocca di Milano, la facoltà di Medicina dell'università Federico II a Napoli e il teatro Fonderia Leopolda a Follonica, ex fabbrica ristrutturata del gruppo Ilva.
    Grande lettore e appassionato di musica sinfonica e lirica e di filosofia e di arte, da Novara, dove era nato nel 1927, si trasferì a Milano che scelse come città dove lavorare e vivere.
    Qui nel 2012 la Triennale gli conferì la medaglia d'oro alla carriera. Gregotti fu progettista e designer, ma anche docente, saggista, critico e direttore di riviste specializzate; fu tra coloro che alla fine dell'Expo chiese di sfruttare lo spazio dismesso dall'Esposizione: «Per vivere, l'area deve diventare un pezzo di città. Milano sfrutti la grande sfida della Città metropolitana». Complessivamente realizzò 1600 progetti, fortemente legati all'arte e alla cultura. (ANSA).
   

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