I segreti del Kaiser in mostra nel suo esilio olandese

Fra cimeli Gugliemo II fermacarte 'alimentò' sua fame conquista

di Alessandro Carlini DOORN

DOORN - "Era un personaggio piuttosto instabile, cambiava idea spesso, tranne che sul suo destino di guidare la Germania". Così viene definito Guglielmo II da Marinus Van Santen, curatore e guida della Huis Doorn, la tenuta con villa e vasto giardino vicino a Utrecht, nei Paesi Bassi, in cui ha vissuto l'ex imperatore tedesco dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale e l'imposizione dell'esilio nel novembre 1918. Van Santen ha accompagnato l'ANSA in una visita in anteprima della mostra dedicata agli 80 anni dalla morte del Kaiser, avvenuta proprio fra quelle mura nel 1941.

Fra i 'segreti' svelati mentre venivano preparati i cimeli da esporre c'è quello riguardante un pesante fermacarte con in cima due pezzi di granito prelevati dalla tomba del colonialista britannico Cecil Rhodes, donato a Gugliemo II all'inizio del '900. "Dalle ricerche che sono state fatte di recente - spiega Van Santen - sembra che proprio l'influenza di Rhodes abbia alimentato la fame di conquista dell'imperatore". Una fame difficile da saziare, considerata dagli storici come una delle cause all'origine del primo conflitto mondiale, costato all'umanità 40 milioni di morti, e pagato a carissimo prezzo dalla Germania, uscita sconfitta, impoverita, sull'orlo di una guerra civile e costretta a durissime condizioni dagli Stati alleati. Il fermacarte esposto per la prima volta alla Huis Doorn ha una base d'argento con un piano in vetro su cui sono fissati i frammenti recuperati dal luogo di sepoltura di Rhodes nel parco nazionale di Matobo, in Zimbabwe, una volta noto come Rhodesia, il territorio che l'imprenditore e politico aveva rivendicato per la corona britannica e a cui era stato dato il suo nome.

L'oggetto era stato donato al Kaiser il 28 dicembre 1905 nel suo Neues Palais a Potsdam da Alfred Beit, un milionario britannico-sudafricano nato ad Amburgo, amico intimo di Rhodes, proprio in virtù del sodalizio che legava quest'ultimo a Guglielmo. L'evento centrale a segnare la loro amicizia fu una cena fra i due avvenuta nel marzo 1899: Rhodes spinse il Kaiser a espandere il proprio Reich, perfino a spese del Regno Unito della regina Vittoria, fra l'altro nonna materna dell'imperatore tedesco. "In particolare gli propose di puntare sull'espansione verso il Medio Oriente e l'odierno Iraq, zona di influenza britannica", sottolinea il curatore della Huis Doorn. E pensare che solo poco tempo prima Guglielmo II aveva dato a Rhodes del "mostruoso furfante" quando aveva favorito un tentativo di golpe nella regione sudafricana del Transvaal, dove viveva una comunità di 5mila tedeschi, e si era rischiata la guerra fra Germania e Regno Unito. "Bastava che qualcuno lo adulasse, come aveva fatto Rhodes e così cambiava il suo parere", continua Van Santen.

Il caso estremo è rappresentato dall'atteggiamento ondivago di Guglielmo II nei confronti degli ebrei: dopo la guerra perduta nelle trincee li accusò senza mezzi termini di aver guidato un complotto contro la Germania e nel 1925 evocò l'uso del gas contro di loro, anni prima che i nazisti salissero al potere e pianificassero la Soluzione finale. Invece nel 1938 dopo la violenza e la distruzione antisemita compiuta nella Germania di Adolf Hitler con la Notte dei cristalli, l'ex imperatore affermò: "Per la prima volta mi vergogno di essere tedesco".

Molti gli oggetti in mostra che rivelano il carattere vanaglorioso del Kaiser e la sua mania per la vita militare, come la sedia della scrivania a forma di sella, perché quello era il suo modo di affrontare la vita, come se cavalcasse in un campo di battaglia. O i libri della sua biblioteca, dove abbondano i trattati geopolitici dell'imperialismo di fine Ottocento. Conflittuale il suo rapporto col regime nazista: critiche alternate a elogi per Hitler.

Le esequie del Kaiser si svolsero a Huis Doorn e in occasione della mostra è stata ricostruita la camera ardente che ospitava il feretro del decaduto imperatore. Su una cosa di sicuro Guglielmo non cambiò mai idea e lo espresse anche come sua ultima volontà: i suoi resti, che si trovano nel mausoleo della tenuta vicino a Utrecht, devono tornare in Germania solo nell'improbabile caso in cui venga restaurata la monarchia.
   

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