Da Istanbul ad Ankara, il nuovo volto dei musei in Turchia

Porte aperte al Dolmabahçe e al Museo Statale di Arte e Scultura

(Di Daniela Giammusso) ROMA

Fu costruito per ordine del Sultano Abdülmecid nel 1856, destinato a diventare l'ufficio del principe ereditario. Primo palazzo in stile europeo di Costantinopoli, costò al tempo cinque milioni di monete d'oro e ancora oggi ospita il più grande lampadario in cristalli di Boemia del mondo, dono della Regina Vittoria. E' il Palazzo Dolmabahçe a Istanbul, dal 2014 trasformato in Museo della pittura, che ha appena riaperto le sue sale con una grande cerimonia d'inaugurazione alla presenza del Presidente Recep Tayyip Erdoğan e soprattutto al centro di una ventata di rinnovo che ha investito alcuni tra i più importanti musei della Turchia.
    I nuovi criteri espositivi hanno infatti permesso di selezionare e restaurare 553 opere sulle oltre 3000 disponibili della collezione del Dolmabahçe, da mettere poi in mostra. Obbiettivo, far conoscere la ricchezza artistica della Turchia partendo dalla miniatura, la forma d'arte predominante nel Paese, fino ad arrivare alla pittura "più europea" divenuta molto popolare alla corte ottomana. Protagonisti, gli artisti cresciuti nelle scuole militari e poi a Sanayi-i Nefise Mektebi, la prima Accademia di Belle Arti della Turchia, che furono decisivi in questa trasformazione insieme agli artisti occidentali arrivati nel Paese.
    La collezione del museo, che copre dal XVI secolo al XX secolo, comprende dunque molti soggetti come ritratti di sultani, composizioni storiche, opere orientaliste, vedute urbane e nature morte. Tra gli artisti, ecco Konstantin KapÕdağlÕ, Rupen Manas, Stanislaw Chlebowski, Fausto Zonaro, Ivan Konstantinoviç Ayvazovski, Pierre Desire Guillemet, Eugene Fromentin, Stefano Ussi, Felix-Auguste Clement, Şeker Ahmed Pasha, Osman Hamdi Bey e Şevket Dağ Pasha Abdülmecid Efendi.
    Il museo vale assolutamente una visita (appena si potrà) anche perché è l'unico a rappresentare la pittura del Palazzo Ottomano e ospita il più grande dipinto orientalista della Turchia, La Caccia nel deserto realizzato nel 1865 dal francese Felix-Auguste Clement.
    A rifarsi il look è, però, anche il Museo statale di Arte e Scultura ad Ankara, che ha da poco riaperto al pubblico dopo un'importante ristrutturazione che ha coinvolto sia l'edificio che le sue opere, tra le più preziose della storia dell'arte turca.
    Costruito tra il 1927 e il 1930 dall'architetto Arif Hikmet Koyunoğlu, il polo è diventato un vero e proprio museo nel 1980 con l'acquisto dei primi quattro pezzi della collezione: quattro opere di Osman Hamdi Bey, Vasily Vereshchagin, Fausto Zonaro e di Emel Cimcoz. Oggi è tra i più importanti e tecnologici del Paese, con una collezione da 3.629 tesori tra dipinti, sculture, ceramiche, stampe originali, opere d'arte decorative turche e fotografie, in un viaggio che racconta non solo le mutazioni stilistiche ma anche l'impatto dei principali eventi storici sulle arti visive della Turchia dalla fine del XIX secolo ad oggi.
    In corso, anche la mostra temporanea "ZamansÕz Izler (Tracce senza tempo)", tributo agli artisti turchi con particolare attenzione alla storia dell'iconico edificio, oggi protagonista assoluto della silhouette di Ankara. (ANSA).
   

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