Giuseppe Cederna, viaggio per incontrare me stesso e il mondo

Il 13/3 a Le Parole del Vieusseux, per i 200 anni del Gabinetto

di Marzia Apice ROMA

 Una poesia di Herbert, un paio di scarponi dalle suole consumate, un sacco molto "vissuto" e dei taccuini pieni di pensieri sparsi. E poi, ovviamente, il corpo e la voce. Con questo bagaglio, carico di ricordi, di emozioni e di speranze per il futuro Giuseppe Cederna riflette attorno alla parola "viaggio" sabato 13 marzo, in una conferenza realizzata in occasione del bicentenario del Gabinetto Vieusseux, che sarà trasmessa all'interno del ciclo Le Parole del Vieusseux sul sito di Più Compagnia (ore 11, poi il filmato resterà disponibile per una settimana).

   "Il viaggio arriva quando vuole, per metterci in contatto con noi stessi e con il mondo. A volte si presenta quando siamo a casa, senza biglietti in tasca per partire, e allora vuol dire che siamo stati fortunati, perché ci risveglia e perché siamo pieni di qualcosa, vita o morte che sia", dice Cederna intervistato dall'ANSA, entusiasta di essere tra i protagonisti di un progetto (ripreso dalla presidente del Vieusseux, Alba Donati, da un'antica idea di Enzo Siciliano) pensato per ribadire la modernità della visione culturale di Giovan Pietro Vieusseux e della sua famiglia e di un'istituzione, nata il 25 gennaio del 1820 a Firenze, che ha cambiato il passo della cultura italiana ed europea. "Ma non sarà una lezione sul viaggio, perché è impossibile", prosegue, "per parlare di viaggio bisogna viaggiare, per evocare questa strana, meravigliosa entità che ci trasforma".

   Nel suo intervento Cederna farà viaggiare il pubblico dalla Cina alla Grecia, dalla Giordania all'India, attraverso le Alpi e il mar Mediterraneo: "Attore, scrittore e viaggiatore: così rispondo quando mi chiedono come voglio essere definito, e a 60 anni posso dire che davvero il viaggio è parte della mia vita personale e del mio lavoro", spiega, "racconto i miei viaggi agli amici e negli spettacoli, perché il viaggio regala emozioni. Per il Vieusseux ho pensato di portare con me le parole del poeta Herbert, i miei scarponi per fare teatro, il sacco consumato e i taccuini. Soprattutto questi ultimi, perché qui ci sono storie che poi ho scritto nei libri o raccontato in teatro".

   Lei che viaggiatore è? "In genere siamo tutti turisti, noi che siamo privilegiati e possiamo permettercelo, ma ogni tanto il viaggio ci insegna qualcosa", dice l'attore, "A me è capitato più volte. Come quando appena sbarcato su un'isola greca da un traghetto pieno di migranti, dove avevo conosciuto una giovane mamma di tre figlie che proveniva dalla Siria, un poliziotto mi ha sbattuto con violenza nella fila 'sbagliata', quella appunto dei migranti. Io sono potuto andare via, loro no: lì ho capito davvero la mia fortuna, ma anche la necessità di raccontare. I migranti sono i veri viaggiatori".

   Cederna, che ne Le Parole del Vieusseux è stato preceduto tra gli altri da De Bortoli, Murgia, Mannocchi (poi il ciclo proseguirà il 27 marzo con Luciano Canfora e la parola Progresso e terminerà il 17 aprile con Romano Prodi e il tema Economia), si sofferma sul valore salvifico delle parole, soprattutto ora, che la pandemia ha distrutto libertà e certezze. "Lavoro con le parole, le mie, quelle degli altri, e le parole mi hanno salvato durante il lockdown. Ero depresso, stavo lavorando a un testo ma non riuscivo a raccontare senza pubblico", afferma, "La mia compagna allora si è inventata l'idea di 'Poesia salvaci tu! Viaggi in cucina': io leggevo e raccontavo, e lei filmava e condivideva i video su YouTube. La poesia è stato il mondo in cui ho mandato un po' di bellezza al pubblico. Siamo partiti dalle Favole al telefono di Rodari, poi siamo arrivati a 43 viaggi in cucina, con le parole dei poeti, da Alda Merini a Luis Sepúlveda a Primo Levi. Con quelle poesie ho stabilito un contatto, ricevendo consigli di lettura e anche qualche bottiglia di champagne". Come potranno salvarsi cultura e spettacolo che con il covid hanno pagato un prezzo altissimo? "La scorsa estate, quando pensavamo che fosse tutto finito, ho fatto spettacoli all'aperto e due volte al chiuso. Lì ho visto spettatori tenere la mascherina, immobili, attenti: allora mi sono fermato per ringraziarli e anche per dire che soffrivo perché non vedevo le loro emozioni", racconta l'attore, ora sul set di tre documentari (dedicati all'incontro tra la musica di Mozart, Haydn e Beethoven con il pensiero di Parini, Verri e Beccaria) e in attesa di poter realizzare un nuovo progetto cinematografico nei prossimi mesi, "sono felice che ora si pensi alla riapertura, noi dobbiamo tutti sperare nel vaccino. Di certo, quando torneremo a fare spettacoli, ci sarà commozione e rifletteremo dal palco insieme al pubblico, sulla fortuna di avere un luogo chiamato teatro. Ma spero anche che daremo più valore agli spettacoli e che questi possano migliorare. Non possiamo sprecare questa occasione, noi artisti avremo una responsabilità ancora maggiore". Quale viaggio farà appena potrà? "Mi piacerebbe andare a Favignana, ma soprattutto in Grecia". A Kastellorizo, per i 30 anni del film Mediterraneo che si festeggiano nel 2021? "Sì, vorrei tornarci. Lì sono tutti vaccinati, è un'isola libera dal covid". 

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