Turismo congressuale al palo, perde 1,5 miliardi al mese

Fiori (Convention Bureau), ci riprenderemo puntando su qualità

Cinzia Conti ROMA

ROMA - Il mondo del turismo, che vale il 13% del Pil italiano, è stato travolto dallo tsunami coronavirus, ma al suo interno a subire uno dei colpi più devastanti è stato senza dubbio il turismo congressuale, della Meeting Industry (eventi, incentive tour, conferenze ed esposizioni). Un settore enorme e supervitale che vede in Roma e Milano due poli d'attrazione senza confronti e che, schiacciato dalla pandemia, è stato il primo a fermarsi e sarà senza dubbio l'ultimo a riaprire con perdite da 1,5 miliardi al mese secondo le stime di Federcongressi&Eventi. A parlarne con l'ANSA è Stefano Fiori, neo presidente del Convention Bureau Roma e Lazio e vice presidente di Federturismo Confindustria, che ricorda come un turista "congressuale" spenda 10 volte di più di un turista "normale".

"Il mondo che rappresentiamo - dice Fiori - comprende tantissimi lavoratori, dagli albergatori agli organizzatori congressuali, ma anche una categoria di lavoratori spesso "invisibili" ma determinanti come allestitori, tecnici, chi si occupa di trasporti e anche di cambi monetari etc. La quota degli stranieri in italia è del 50% ma nelle città d'arte arriva al 70%. In questo momento il turismo al mare e montagna un pochino è in ripresa, ma nella città la situazione è ancora drammatica anche perché le presenze straniere più 'pesanti' (gli Stati Uniti, il Far East, la Russia) a livello di numeri e spesa sono assolutamente ferme".

"Secondo il monitoraggio dell'Enit - spiega Fiori - gli arrivi aeroportuali dal 1 gennaio al 12 luglio indicano una flessione del -81% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le diminuzioni più evidenti sono quelle relative alla Cina che cala del -88,8% e agli Usa (-87,5%). La Francia, che si assesta su un -72,5%, registra il calo minore. L'Italia, dunque, a metà luglio non solo realizza il calo più profondo -86,9% rispetto al -83,9% della Francia e -83,4% della Spagna, ma resta in una situazione di contrazione rispetto al -85,4% della rilevazione precedente al 30 giugno. Per quanto riguarda l'ospitalità a Roma, in questo momento è aperto tra il 10 e il 15% degli alberghi e l'occupazione è tra il 10% e il 15%: molti colleghi hanno aperto e poi richiuso, molti hanno deciso di riaprire direttamente a settembre".

Secondo Fiori, però, non è il momento di abbattersi: "Chiediamo attenzione al governo sia con la cassa integrazione ma ancora di più con la decontribuzione. E anche se in questo momento di grande crisi tutti abbiamo fame di numeri, bisogna puntare su un turismo di qualità, sulla formazione e anche sul rapporto con i cittadini. Fondamentali anche i trasporti e gli investimenti su stazioni e aeroporti. Possiamo organizzare la convention più bella, nella location più spettacolare, ma la prima immagine e l'ultima che il turista riceve è quella del posto dove arriva il suo aereo o il suo treno. Il turismo congressuale - aggiunge Fiori - ripartirà senza dubbio, probabilmente nel 2023. Saremo cambiati (alcuni eventi magari si faranno ancora in maniera virtuale o in formula ibrida), ma la gente ha bisogno di fare networking e di incontrarsi e si andrà verso convegni con grandi contenuti e spettacolarizzazione".

Oltre ai convegni e ai congressi che sicuramente hanno una gestazione molto più lunga, secondo Fiori, in questo momento bisogna puntare sugli altri cluster che compongono la variegata Meeting Industry, dai viaggi Incentive fino alla Wedding Industry: "Abbiamo matrimoni internazionali di altissimo livello che spostano anche di più di una convention. E quindi vogliamo puntare sul Lazio, come già avvenuto con la Toscana e la Puglia, come Wedding Destination. Poi ci sono i grandi eventi sportivi, come la Ryder Cup di golf, che sposta un turismo di elite e altospendente".

Secondo gli studi antecedenti al Covid del Travel & Tourism Economic Impact (2018-2028) l'Italia, che aveva una spesa di 44,1 milioni di dollari annui, avrebbe raggiunto i 45,1 milioni nel 2028. Secondo l'Event Industry Council di Oxford Economics lo scorso anno 1,5 miliardi di persone hanno partecipato a eventi nel mondo, generando una spesa di 1,07 trilioni di dollari e occupando 10,3 milioni di persone. Se si considera anche l'indotto, i lavoratori coinvolti diventano 25,9 milioni, mentre la spesa dei visitatori business raggiunge quota 2,53 trilioni di dollari. 

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