Da Bugia a Brovedani, i piccoli musei verso la riapertura

Dall'Ara (APM), "chiederemo a Mibact bando specifico di aiuti"

Daniela Giammusso ROMA

Forse il più singolare, almeno nel tema, è quello dedicato alla bugia a Le Piastre (PT). Nove sale, sessantuno pannelli, è il primo Museo al mondo dedicato alle mancate verità, dal dado di Cesare al piede di Modigliani, fino a Dustin Hoffman padrino del primo Campionato dei bugiardi. Ma c'è anche la Casa Museo Spada che a Lecce raccoglie centinaia di strumenti musicali. E poi i mille precisissimi ingranaggi delle "macchine del tempo" custodite al Museo dell'orologio di Tovo S. Giacomo in Liguria o l'ormai celebre Museo del bottone a Santarcangelo di Romagna (RN). È l'"esercito" dei piccoli musei che, al pari di super "big" come le Gallerie degli Uffizi o il Colosseo, dal 18 maggio potranno tornare ad aprire le porte ai visitatori.

"Non c'è paesino in Italia che non ne abbia uno", racconta all'ANSA, Giancarlo Dall'Ara, presidente dell'APM - Associazione Nazionale dei Piccoli Musei. "Solo noi - dice - ne raccogliamo 400, ma contiamo che ne esistano più di 10 mila. Il che, insieme ai grandi, farebbe dell'Italia il paese leader in Europa. Il problema, semmai, è riuscire a tenerli aperti. Soprattutto in questo periodo". Nati spesso da collezioni private o dalla creatività e l'impegno di esperti e appassionati, sono il cuore di quel turismo slow, fatto di paesini, borghi e realtà lontane dai circuiti delle grandi masse, oltre che di storie e persone, che potrebbero essere uno dei motori fondamentali per la ripartenza di tutto il settore, ora che le distanze sociali e il non-affollamento saranno il nuovo imperativo. "La grande creatività è sempre stata la nostra chiave. Devi inventare una soluzione o la gente in un paese ricco di offerte come il nostro rischia di non accorgersi che esisti - prosegue Dall'Ara - Penso al Museo della Bora a Trieste: 40 metri quadrati appena e di certo il vento non si può esporre. Eppure vengono da tutta Italia per visitarlo. Come il Museo del cappello, in un paesino sperduto delle Marche: quando arrivi pensi che impiegherai pochi minuti e poi proseguirai per la tua strada. Invece se lo visiti con il curatore puoi restare anche ore ad ascoltare il suo racconto e ti verrà voglia di scoprire altri piccoli musei. Una qualità che durante il lockdown è venuta fuori con un moltiplicarsi di visite virtuali, laboratori, didattiche a distanza. La dimensione aguzza l'ingegno", sorride il Presidente. Ora, dopo il lockdown e l'emergenza Coronavirus, dice, "il nostro orientamento è chiedere al Ministero dei beni culturali e turismo un bando specifico di aiuti per i piccoli musei. Il timore è che con un unico bando per tutta la categoria museale, le poche risorse disponibili finiranno per andare solo ai grandi".

Ma dal 18 maggio, quanti piccoli musei riapriranno ai visitatori? "L'impressione è che non tutti se la sentiranno, non subito - prosegue Dall'Ara - Bisogna adeguarsi alle misure necessarie e anche prepararsi. Molti dei piccoli musei, si avvalgono anche di squadre di volontari. La prima settimana penso non apriranno più del 30%. Sperando che piano piano si riescano ad adeguare tutti". Intanto, dall'Associazione è già pronto il vademecum in sei punti, dalla programmazione degli accessi (sfruttando anche la possibilità delle prenotazioni anticipate) alla riduzione del numero di ingressi dal 30% al 50%. Poi la preparazione dei punti di accoglienza attrezzati di gel, mascherine e, se necessario, guanti (molti sono a ingresso gratuito, quindi non ci sono casse); la costruzione di un percorso obbligato; igienizzazione degli ambienti almeno una volta al giorno. E a grandi passi già si avvicina il 3 giugno e la quarta edizione della Giornata nazionale dei Piccoli musei, tradizionalmente festeggiata regalando ai visitatori doni a tema, dalle ricette delle Monache alle ceramiche locali, miscele di semi nettifari e anche una copia del diario di prigionia di Osiride Brovedani, l'uomo che "regalò" la Fissan all'Italia e subì i campi di concentramento nazisti. "La voglia di ripartire c'è - conclude Dall'Ara - perché il bello è farle vedere le cose, non tenerle per se'".

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