Castello, orti, vivai, con Vistaterra rivive il sogno di Olivetti

Alle porte di Ivrea restauri d'arte e turismo etico nel progetto Manital

Silvia Lambertucci IVREA

    IVREA  - Un poderoso maniero secentesco che rispolvera il suo fascino di origine tardo medievale e torna a rivivere, con 8 mila metri quadrati di saloni affrescati, stanze, cucine, una corte animata da botteghe artigiane con le eccellenze del territorio, caffetteria, ristorante gourmet. Ma anche un grande parco agricolo che riporta in vita la storica vigna del Castello e i Vivai Canavesani, lungimirante creatura Anni '50 di Adriano Olivetti. E persino un lago balneabile, rigorosamente fitodepurato.

Presentato nei giorni scorsi al Salone del Gusto, si prepara ad aprire le porte al pubblico, in Piemonte, "Vistaterra", un progetto che ha l'ambizione di andare oltre l'offerta di residenza di charme e di fare da volano per una nuova economia di filiera puntando tutto sulla sostenibilità. Un "turismo etico che riqualifica beni e territori". Ma che nello stesso tempo si promuove come modello privato di recupero per i beni storici dimenticati.

"L'Italia ne è ricca, anche se troppo spesso non si sa come intervenire per ridare un'anima economica e sostenibile a questi beni", sottolinea Graziano Cimadon, patron della Manital, il gruppo che nel 2011 ha comprato all'asta (1,2 milioni) il Castello di San Martino di Parella e che ne ha sostenuto il rilancio con un investimento di 40 milioni di euro. Nata nel 1993 come società di facility management, ovvero società di manutenzione e servizi per le imprese, la Manital è oggi un colosso del settore con 11 sedi, quasi 5 mila dipendenti diretti, un vasto parco clienti (per il 95% pubblici), 10.755 edifici in gestione, 1.450 cantieri attivi e un portafoglio di ordini che conta 1.700 commesse. Quello sul Castello di Parrella è il primo intervento di recupero di un bene culturale. "E' stata una sfida ambiziosa e costosa, che abbiamo portato avanti in costante sintonia con la soprintendenza", spiega all'ANSA Cimadon, "ma anche un'esperienza preziosa che abbiamo messo a frutto e che ora può essere messa in pratica in altre situazioni". Tanto che la Manital, anticipa, ha appena presentato un suo progetto per Villa della Regina a Torino.

Quando è stato acquistato, il Castello era ridotto malissimo. "I tetti erano sfondati, rampicanti e acqua stavano distruggendo la struttura", racconta Cimadon. Cinque anni di lavori hanno riportato in luce l'antica dimora nobiliare, restaurato 10 mila metri quadrati di facciate e 3.500 mq di tetti alla piemontese, ripulito gli affreschi del XVII secolo. Un recupero filogico, sottolinea l'imprenditore, "abbiamo salvato tutto quello che si poteva salvare della vecchia struttura, che è stata anche messa in sicurezza con una serie di interventi strutturali". All'esterno intanto veniva ripristinata la vigna storica, con un ettaro di terrazzamenti e barbatelle di Erbaluce, vitigno autocnono piemontese caratteristico del Canavese. E ora si sta lavorando al ripristino del grande agriparco (oltre 37 mila mq) che dovrà diventare entro gli inizi del 2018 un polo agricolo e produttivo "esperenziale", riunito ai Vivai progettati per Olivetti dal grande maestro del verde Pietro Porcinai. Un investimento destinato a rendere, sottolinea Cimadon, e che nel 2019 dovrebbe garantire nel complesso un fatturato di 17 milioni di euro. Intitolato "Un parco che abbraccia il Castello", il progetto prevede una lunga lista di servizi turistici, che vanno dalla residenza di charme al ristorante, dalla spa dove, in sintonia con il carattere bio del progetto, si promettono trattamenti a base di elementi locali, al birrificio artigianale con annessa birreria, botteghe, enoteca, un garden center. Senza contare gli orti per la produzione a chilometri zero e il parco per le scampagnate, con tanto di lago fitodepurato.

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