I geni raccontano l'evoluzione del frumento duro

Ricerca Cnr-Crea, con miglioramento genetico calate le attività enzimi

Redazione ANSA ROMA

E' una piccola famiglia di geni responsabili dell'imbrunimento della farina a raccontare l'evoluzione del frumento duro. Lo hanno scoperto i ricercatori del Cnr-Ibbr, Istituto di Bioscienze e BioRisorse e del Crea Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali in un progetto in collaborazione con le Università di Padova e di Bari, dove sono state utilizzate oltre 200 frumenti rappresentativi di specie selvatiche e addomesticate tra cui il farro e di varietà coltivate in Italia nell'ultimo secolo in uno studio.

"I risultati riportati nella pubblicazione scientifica Genomics - la ricercatrice del Cnr Francesca Taranto - hanno evidenziato il forte impatto sia della selezione naturale, ovvero della pressione evolutiva esercitata dall'ambiente sia, più recentemente, dall'azione del miglioramento genetico prodotto artificialmente dall'uomo sui geni enzimi polifenol ossidasi (ppo), determinandone una progressiva riduzione dell'attività enzimatica. Inoltre, il lavoro sembra svelare le vere origini del frumento persiano, dove il suo progenitore, infatti, sarebbe il farro selvatico e non quello addomesticato, come invece evidenziato dagli studi precedenti". Una selezione che, secondo il ricercatore del Crea Pasquale De Vita, ha, conseguentemente esercitato una forte pressione selettiva anche sui geni ppo.

"In particolare - precisa - il miglioramento genetico per aumentare la produttività, ridurre l'altezza delle piante e/o modificare la durata delle fasi fenologiche, sembra abbia influenzato, indirettamente, anche il livello di attività ppo; questo spiegherebbe il motivo per cui nelle varietà di frumento duro iscritte in Italia a partire dalla seconda metà del secolo scorso, siano significativamente più bassi, rispetto a quelle antiche". 

 

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