Stop a barriere Usa sul food per 4 mesi

Per i grandi formaggi italiani. Anche per Limoncello&co.

di Alessandra Moneti ROMA

ROMA - I grandi formaggi italiani, I salumi, insieme a liquori e cordiali made in Italy, tornano a varcare la dogana Usa, e così sarà almeno per quattro mesi. I dazi imposti dagli Usa sono sospesi  in virtù dell'intesa tra l'amministrazione Biden e l'Unione Europa nella lunga controversia su Aibus-Boeing. Anche Washington conferma, scrive l'europarlamentare Paolo De Castro, che dalla mezzanotte del 10 marzo scatta la sospensione dei dazi per nostri produttori agroalimentari che "non dovranno più pagare per la disputa Airbus-Boeing. Ora al lavoro per raggiungere un accordo che porti quanto prima ad una soluzione duratura".

 

Ed è già in fermento tutto il comparto caseario nazionale per questa ripartenza dell'export. "Oltreoceano già inizia lo stoccaggio di forme di Grana Padano ma speriamo in un'intesa", commenta Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di Tutela del Grana Padano. "Per il Grana Padano Dop e le eccellenze alimentari italiane significa un nuovo inizio in una situazione così difficile per l'economia di tutto il pianeta", sottolinea."I dazi aggiuntivi del 25% sui costi di ingresso su 160mila forme di Grana Padano esportato negli Stati Uniti hanno pesato - precisa Berni - per oltre 16 milioni di euro sul prezzo complessivo del prodotto, pari a 65 milioni". Entusiasmo palpabile anche a Reggio Emilia, nella sede del Consorzio del Parmigiano Reggiano: "Gli Usa rappresentano il primo mercato export, una quota del 20% del totale export pari a circa 12 mila tonnellate di prodotto e ci auguriamo che l'amministrazione Biden metta fine a questo contenzioso commerciale che non è più sostenibile", sottolinea Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. Anche il Consorzio Tutela Formaggio Asiago punta sulla ripresa dei flussi internazionali.

    L'Italia è il primo fornitore straniero di formaggi per gli Usa (circa 38.000 tonnellate nel 2019, per un controvalore di quasi 350 milioni di euro) mentre gli Usa sono la prima destinazione extraUe per le imprese italiane. Ad essere colpiti, ricorda Assolatte, Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-24% in valore), Provolone -20%, Asiago -31%, Gorgonzola -13%.

Prudentemente aspetta la pubblicazione del Regolamento sulla Gazzetta Ufficiale Ue Federvini prima di brindare: "L'annunciata sospensione dei dazi - commenta all'ANSA Micaela Pallini, presidente del Gruppo Spiriti di Federvini - rappresenta una boccata di ossigeno per i nostri aperitivi e liquori che, solo nel mercato Usa hanno perso circa il 40% del valore export nell'ultimo anno. Ora bisogna aspettare che siano adottati gli atti normativi che dovrebbero effettivamente entrare in vigore dalla mezzanotte dell'11 marzo. Tale misura è però limitata solo a 4 mesi. Nel vivo auspicio che i dazi vengano sospesi in modo permanente, non possiamo certamente immaginare di compensare le enormi perdite finora registrate sia sul mercato interno, sia all'estero, atteso che proprio nel mercato Usa - lamenta l'imprenditrice del Mistrà - permangono delle difficoltà logistiche molto rilevanti".

La partita riguarda anche salumi e prosciutti italiani: "Dal nostro osservatorio - fa sapere Lisa Ferrarini, presidente dell'omonimo gruppo - stiamo vedendo una buona vivacità nella richiesta dai nostri clienti negli States. Oltre ai consumi delle famiglie sta ripartendo la richiesta da parte del mondo della ristorazione, grazie ad una campagna vaccinale entrata nel vivo, dopo mesi di blocco totale".

Ora gli operatori italiani auspicano un'intesa definitiva che "porterebbe in salvo dalle tariffe aggiuntive del 25% una lista di prodotti nazionali che oltre ai formaggi comprende anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi, cordiali e liquori come amari e limoncello per un valore di circa mezzo miliardo di euro", secondo Coldiretti. 

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