Ristoratori protestano. Associazioni, per noi prima la legalità

Confesercenti, mai infrangere la legge. Fipe, non strumentalizzare la disperazione

Redazione ANSA PESARO

PESARO - "Finalmente si ricomincia, sono 4 mesi che non lavoriamo. Da stasera si ritorna nei nostri ristoranti, nei nostri bar, dentro le nostre attività. Lottiamo per questo". A dirlo all'ANSA è Umberto Carriera, il ristoratore di Pesaro che, sfidando tutti i Dpcm anti covid, ha lanciato l'iniziativa #ioapro, decidendo di riaprire "La Grande Bellezza", ristorante arroccato nel borgo di Mombaroccio, ormai diventato parte del Comune di Pesaro. "Non stiamo violando la legge - sostiene Carriera - ma stiamo obbedendo alla Costituzione". "Il nostro Paese è fondato sul lavoro, sulla libertà di impresa, sul rispetto per le persone e per gli altri.

Rispetto che da parte del Governo c'è poco", sottolinea. "È arrivata la seconda ondata, arriverà la terza, i ristoranti e le attività sono al collasso, i cittadini non ne possono più e il Governo è stato incapace di ogni programmazione", dice ancora Carriera. "Per questa sera siamo al completo, abbiamo ridotto i posti da 60 a 40, distanziando i tavoli di 2 metri", tiene a precisare. E aggiunge: "Indosseremo tutti le mascherine e c'è gel sanificante ovunque, rispetteremo tutte le regole, compreso il coprifuoco". Spiega che si attende controlli da parte delle forze dell'ordine: "Fanno il loro mestiere - dice - lo accoglieremo con gentilezza e potranno fare tutti i controlli che vogliono". Ma sulle eventuali sanzioni: "Faremo ricorso", conclude il ristoratore. 

Don Lisander Milano da sabato 16 gennaio aperto a clienti 
La protesta dei ristoratori italiani arriva anche al Don Lisander di Milano, storico ristorante nella centralissima via Manzoni aperto dal 1947. "Io apro" si legge in un cartello esposto all'entrata dell'esercizio, ma per oggi è un'apertura simbolica con luci accese, tavoli preparati, ma cucina chiusa, mentre invece da sabato 16 gennaio il locale sarà aperto ai clienti a pranzo e a cena e si registrano già delle prenotazioni. "La gente non ne può più, vuole uscire - ha detto Stefano Marazzato, proprietario del locale -. Mi devono spiegare perché all'autogrill si può andare e al ristorante no. Siamo ammassati alle poste o al supermercato, ma i locali devono rimanere chiusi". La richiesta del ristoratore è quella di capire il motivo per cui "alcune categorie devono essere massacrate e considerate responsabili di una pandemia, quando poi vengono create delle sacche di privilegio che possono continuare a percepire lo stipendio". Da domani, dunque, il Don Lisander sarà aperto: "Ho aderito con piacere all'iniziativa "io apro". È arrivato il momento di far vedere che l'intero settore dell'ospitalità deve essere preso in considerazione in maniera corretta. Non siamo il settore da penalizzare per arginare il virus, perché i fatti smentiscono le decisioni prese dal governo", ha continuato Marazzato. "Aprendo posso garantire un compenso ai miei dipendenti e anche ai fornitori. Bloccare il settore dell'ospitalità significa fermare un quarto del Pil italiano". Al proprietario del Don Lisander si sono uniti anche Monica Brioschi e Marco Fuzier, del ristorante Boeucc: "Noi non apriamo perché la nostra struttura è molto grande ed è una spesa impegnativa, ma appoggiamo Stefano al 100%" hanno raccontato. "Siamo vincolati alla nostra clientela che è molto business e con lo smart working il parco utenti è diminuito dell'80%: è difficile fare numeri così. Andiamo in appoggio dei colleghi e vedremo cosa accadrà nelle prossime ore.

Confesercenti, comprendiamo il disagio ma mai infrangere legge 
"Sicuramente comprendiamo il disagio della categoria perchè siamo tutti operatori ma le cose si cambiano rispettando la legge: non è infrangendola che si ottengono risultati" Così all'ANSA il presidente di Fiepet Confesercenti, Giancarlo Banchieri commenta la protesta di alcuni ristoratori che hanno deciso di tenere i locali aperti in serata. "Lunedì vedremo il ministro Patuanelli e chiederemo 3 cose: un cronoprogramma preciso per le riaperture, ristori consistenti e veloci e una riduzione dei costi strutturali, anche dopo almeno per un periodo: in particolare per abbassare un po'il costo del lavoro, sotto il profilo contributivo"

Fipe, non strumentalizzare disperazione
"Non rispettare la legge è la cosa più semplice ma che porta meno risultati, va bene per chi vuole, strumentalizzare la disperazione della categoria, disperazione che capiamo benissimo e condividiamo". Così Robeto Calugi, direttore generale di Fipe Confcommercio commenta con l'ANSA l'annunciata protesta dei ristoratori di stasera. Si tratta di un errore per 2 motivi, spiega" perchè espone gli operatori a rischi importanti con denunce penali e perchè è un boomerang con qualcuno che potrebbe farne facile uso per imputare qualcosa alla categoria"
Lunedi nell'incontro delle associazioni di settore con il ministro Patuanelli, presenteremo "un piano per la ripartenza", annuncia Calugi. Si tratta, spiega di "un documento condiviso con Confesercenti nel quale chiederemo di intervenire seriamente sul tema degli affitti; sui ristori che devono essere calcolati su base annuale; sul problema della liquidità : proposte concrete, operative e tecniche con una dignità normativa che possono trovare immediato accoglimento nel dl Ristori 5. E chiederemo anche di essere certi che alla voce turismo il Recovery comprenda tutto il settore dei pubblici esercizi, della ristorazione e dell'intrattenimento".

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