Pasqua solidale, dal bio kit anti-covid19 alle uova di cioccolato fatte in carcere

Gusto e cultura fanno squadra; iniziative di grandi e piccoli

Redazione ANSA ROMA

ROMA - Detenuti a Torino realizzano uova di Pasqua al cioccolato fondente con sorpresa. Granarolo consegna gratuitamente la spesa a casa allegandovi il quotidiano bolognese. In Friuli nasce il primo bio kit 'antiCovid-19' a base di frutta e verdura rigorosamente biologiche, mentre a Verona gusto e cultura si alleano per superare l'emergenza con l'iniziativa 'Mangi, bevi e leggi'. Sono tante le storie che reinventano la quotidianità per fare incontrare domanda e offerta nel nome della solidarietà, del gusto e della cultura. La strada vincente per tutte è la consegna a domicilio, partendo da Torino, dove la cooperativa sociale Gruppo Spes, che produce da 50 anni cioccolato, ha deciso di offrire un'opportunità di lavoro ai detenuti dell'Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti facendo uova pasquali, come segnala all'ANSA il giornale radio di Confcooperative. A pensare alla Pasqua è anche Melegatti che ha donato 40mila colombe alla Croce Rossa Italiana, alla Caritas Italiana e alle sedi della Protezione Civile del Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia che le destineranno alle strutture ospedaliere. E se la grande cooperativa Granarolo punta all'informazione consegnando con la spesa ai propri clienti una copia del Resto del Carlino, a Pordenone la "Cooperativa piccolo principe" propone una confezione salva-salute a base di frutta e verdure di stagione biologiche. Guarda alla solidarietà Latterie Vicentine, grande polo produttivo di Asiago Dop che ha fatto donazioni all''Azienda Zero' a sostegno del sistema sanitario della Regione Veneto. Eccellenze del territorio e cultura si alleano, infine, nel cuore di Verona. Gulliver, piccola libreria di viaggi, e un wine bar a 20 metri di distanza hanno unito le forze, facendo arrivare a domicilio salumi, formaggi, vini e birre e libri. Una vera e propria 'rete di strada' per dare un segnale di vitalità in attesa di riaprire, perchè, spiegano i due titolari "cultura e gusto non si ammalano di coronavirus". 

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