I droni svelano i segreti dei vulcani più inaccessibili

Per misurarne le emissioni e migliorare le previsioni

Redazione ANSA

I droni sfidano i vulcani più pericolosi e inaccessibili del pianeta: grazie a sofisticati sensori e strumenti per il campionamento, possono misurarne le emissioni gassose direttamente dai pennacchi, lì dove nessun uomo potrebbe arrivare. I dati, integrati con le misure da terra e dallo spazio, aiuteranno a caratterizzare lo stato di attività e migliorare le previsioni delle eruzioni, come indica lo studio pubblicato su Science Advances da un team internazionale guidato dall'University College di Londra (Ucl), che ha visto la partecipazione dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) con il gruppo di ricerca di Vulcanologia del Dipartimento DiSTeM dell'Università di Palermo.

Grazie al progetto Above (Aerial-based Observations of Volcanic Emissions), i ricercatori hanno messo a punto vari tipi di drone (ad ala fissa, ala rotante e sistemi combinati) dotati di sensori di gas, spettrometri e dispositivi di campionamento per acquisire misurazioni vicino alle emissioni di anidride carbonica e altri gas.

Nel maggio 2019 sono stati impiegati per un'ambiziosa campagna di misure presso due vulcani della Papua Nuova Guinea, Manam e Rabaul: sebbene entrambi siano annoverati tra i maggiori emettitori di anidride solforosa sulla Terra, ad oggi non sono mai stati sottoposti a misurazioni della quantità di carbonio emessa nell'atmosfera proprio a causa dell'inaccessibilità dei loro pennacchi con tecniche terrestri.

Questo limite è stato superato dai droni, che sono riusciti ad arrivare fino a 2 chilometri di altezza e 6 chilometri di distanza raggiungendo le inaccessibili aree dove eseguire le misurazioni. Particolarmente impegnativa è stata la campagna sul vulcano Manam, che ha un diametro di 10 chilometri e un'elevazione di 1.800 metri sul livello del mare, con gran parte delle zone sommitali totalmente inarrivabili. Le misure permetterano di quantificare l'anidride cronica emessa, mentre il suo rapporto con l'anidride solforosa aiuterà a prevedere le eruzioni perché indice della profondità a cui risiede il magma.

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