Cristoforetti, 'Non darò ordini, sarò un facilitatore'

'Il mio compito è trovare soluzioni. Grata alla mia famiglia'

Elisa Buson ROMA

Essere un comandante non significa impartire ordini, ma trovare soluzioni, sapendo anche farsi da parte per permettere a persone più competenti di esprimersi al meglio. E' questa l'idea di leadership che Samantha Cristoforetti porterà in orbita quando nel 2022 sarà la prima donna europea (e la terza al mondo) a ricoprire il ruolo di comandante della Stazione spaziale internazionale (ISS), supportata dalla famiglia che si occuperà dei suoi due figli durante la missione.

Lo racconta lei stessa durante il suo primo evento pubblico dopo la nomina, una diretta streaming sulla web tv dell'Agenzia spaziale europea (ESA) insieme al direttore dell'Esplorazione Umana e Robotica di ESA, David Parker. "Sono onorata, sento tutta la responsabilità di questo ruolo di leadership", afferma AstroSamantha in collegamento dal centro astronauti dell'ESA a Colonia: essere comandante "non significa dare ordini, ma essere un facilitatore", per coordinare al meglio il lavoro di squadra e fare in modo che "ogni problema possa essere risolto".

Ben consapevole di essere stata messa a capo di un equipaggio di altissimo livello, ricorda che "un buon leader capisce se non è la persona più competente su una determinata questione e sa fare un passo indietro per lasciare spazio a chi è più competente, ma questo non significa abdicare al ruolo di leadership: alla fine resti sempre responsabile, ma sai che in quel momento specifico un'altra persona ne sa più di te". L'astronauta sarà fra una settimana a Starcity, in Russia, per proseguire il suo addestramento che prevede anche simulazioni di situazioni di emergenza per prepararsi a qualsiasi scenario, dall'incendio a bordo alla depressurizzazione della cabina: "tutte cose che si spera non accadano mai in orbita", dice sorridendo. 

AstroSamantha potrà lavorare con la mente sgombra dalle preoccupazioni di mamma, perché sa che potrà contare sul pieno supporto della sua famiglia nell'accudimento dei suoi due figli. "Quando sono partita per la mia prima missione", sette anni fa, "non avevo ancora figli ed era tutto più facile", ammette Cristoforetti. "Ora ho due bambini e questo è un fatto che devo considerare e di cui mi devo preoccupare. Come tutti gli astronauti, posso dire che riusciamo a fare questo lavoro incredibile perché abbiamo il pieno supporto delle nostre incredibili famiglie. Anche io posso farlo perché so che i miei bambini sono ben accuditi e sono in buone mani. Questo significa che il mio partner e i miei familiari fanno dei sacrifici per permettermi di realizzare il mio sogno e per questo sono incredibilmente grata".

 

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