Materia oscura e vita aliena nel mirino dei futuri supertelescopi

Il presidente dell'Inaf racconta le nuove sfide

Redazione ANSA

Nuove frontiere per la l’astrofisica grazie alla prossima generazione di super osservatori: dal gigantesco telescopio che sorgerà nel deserto di Atacama in Cile, European-Extremely Large Telescope (E-Elt), fino alla rete del Cherenkov Telescope Array (Cta), avremo la possibilità di osservare l’universo come mai prima d’ora. A raccontare queste sfide Marco Tavani, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) in un convegno organizzato dall’Accademia Nazionale dei Lincei.

Energia e materia oscura, ricerca di vita su altri pianeti, onde gravitazionali, raggi cosmici ad altissime energie: da alcuni decenni si sono spalancate intriganti frontiere per il mondo della fisica che possono essere esplorate solo attraverso l’osservazione dell’universo. Nuovi campi che hanno spinto la comunità scientifica a ideare importanti nuovi strumenti resi possibili grazie alla collaborazione internazionale.

“Uno dei motori della creatività - ha spiegato Tavani - è anche la grande competitività tra i tanti ricercatori, una competizione sana, fatta di condivisione dei dati ma anche molto selettiva. Solo le migliori proposte riescono a ritagliarsi uno spazio”. Attraverso Inaf l’Italia ha un ruolo di primo piano in vari progetti, tra questi spicca E-Elt che con i suoi 39 metri di specchio sarà il più grande telescopio al mondo: “ci permetterà di osservare come mai prima, tra le tante cose analizzare gli spettri delle atmosfere dei pianeti extrasolari per cercare la ‘firma’ delle molecole fondamentali per la vita”, ha precisato il presidente dell'Inaf.

Grandi aspettative anche per il radiotelescopio Ska e per Cta, una rete di telescopi per lo studio degli enigmatici raggi gamma di altissima energia, particelle la cui origine è ancora poco chiara. “Tutti strumenti che studiano fenomeni non riproducibili qui sulla Terra - ha precisato Tavani - l’unico modo per indagarli è usare l’universo come un grande laboratorio. Al momento, grazie a questi nuovi strumenti, possiamo solo immaginare quel che succederà nei prossimi 10 anni”.

 

 

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