I meteoriti più minacciosi del previsto

Lo indicano i dati dell'esplosione di Chelyabinsk

Redazione ANSA MOSCA

La minaccia dei meteoriti potrebbe essere maggiore del previsto e per questo servono più studi e programmi di sorveglianza: lo indicano i dati su origine, traiettoria e potenza (circa 30 volte la bomba che distrusse Hiroshima) del meteorite che nel febbraio 2013 è esploso sulla città russa di Chelyabinsk.
I dati, pubblicati in tre articoli contemporaneamente dalle riviste Nature e Science, suonano come un campanello di allarme e costringono a rivedere i modelli teorici sulla probabilità di impatto dei meteoriti sulla Terra.

Secondo gli autori gli oggetti con diametro superiore a 10 metri potrebbero essere dieci volte più numerosi di quanto si pensi. Le analisi sono state coordinate da Jirí Borovicka, dell'Accademia delle Scienze Ceca, Peter Brown dell'università canadese Western Ontario, e Olga Popova, dell'Accademia di Scienze Russa. Anche la Nasa ha definito i dati ''rivoluzionari''.

Una parte della comunità scientifica è però perplessa: ''dire che oggetti con diametro superiore a 10 metri potrebbero essere 10 volte maggiore di quanto si pensi mi lascia un po' perplesso, è un dato che va certificato attentamente'', osserva Andrea Milani, dell'università di Pisa e responsabile del gruppo di ricerca NeoDyS, specializzato nel calcolare le orbite degli asteroidi più vicini alla Terra.

L'impatto di Chelyabinsk è stato il maggiore evento di questo tipo osservato 'direttamente', dopo quello di Tunguska, del 1908. Poiché è avvenuto in una zona popolata ed è stato ripreso da telefoni cellulari e videocamere, è stato documentato con una quantità di informazioni senza precedenti.
''Finora la fisica della caduta dei meteoriti era stata solo teorica, ma per la prima volta un evento di questo tipo è stato ripreso in diretta da moltissime persone e da più angolazioni'', spiega Ettore Perozzi, responsabile delle operazioni del Centro Neo (Near Earth Object) dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). I dati prodotti, ha aggiunto, ''sono migliori dei test che si possono fare in laboratorio, dove per esempio non si posso raggiungere velocità di 18 chilometri al secondo, e ci fanno compiere un grosso balzo nella conoscenza su questi eventi''.

Le informazioni raccolte hanno permesso di stabilire che l'onda d'urto provocata dalla detonazione nell'atmosfera si è formata all'altezza di circa 90 chilometri. La palla di fuoco è diventata più luminosa e calda alla quota di circa 30 chilometri, quando l'oggetto si è frantumato. Si stima che circa tre quarti del meteoroide siano evaporati in quel punto. La maggior parte del resto si è convertito in polvere e solo una piccola frazione (meno dello 0,05%) è caduta a terra. Il frammento più grande, pesante 650 chilogrammi, è stato recuperato nel lago Chebarkul.

L'asteroide era una condrite ordinaria e in origine aveva un diametro di 19,8 metri. Quando è esploso, viaggiava alla velocità di 18,6 chilometri al secondo e l'energia liberata, che ha mandato in frantumi migliaia di vetri a Chelyabinsk, è stata equivalente all'esplosione di 500 kilotoni (circa 30 volte la bomba che di Hiroshima).

Dai dati emerge infine che l’orbita del meteorite di Chelyabinsk sembra simile a quella di un altro asteroide che ha orbitato vicino alla Terra, 1999 NC43, suggerendo che i due oggetti potrebbero essere stati in origine un unico corpo celeste, poi frantumato da una collisione.

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