La Fornarina di Raffaello ai raggi X mostra un'anima 'dark'

Svelati i segreti dell'opera, utili alla sua conservazione

Redazione ANSA

La Fornarina di Raffaello nasconde un'anima 'dark': emerge dalle immagini in bianco e nero ottenute sottoponendo l'opera a sofisticate indagini ai raggi X, che per la prima volta hanno permesso di mappare gli elementi chimici presenti su tutta la tavola ricostruendo le tecniche usate dal Divin pittore cinque secoli fa. I risultati delle analisi, preziosi per la conservazione dell'opera, sono stati presentati alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma da un team di esperti che comprende anche i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Le scansioni a fluorescenza a raggi X "hanno permesso di identificare la composizione chimica dei pigmenti usati da Raffaello e di collocarli spazialmente nell'opera attraverso mappe chimiche con risoluzione sub millimetrica", spiega Luca Tortora, docente di Chimica dell'Università Roma Tre e ricercatore dell'Infn Roma Tre.


Le mappe mostrano in bianco e nero la distribuzione degli elementi chimici sulla tavola (fonte: Gallerie Nazionali di Arte Antica Palazzo Barberini - INFN)

"La distribuzione del ferro e del piombo confermano che Raffaello, dopo aver realizzato il disegno, ha iniziato a dare volumi e ombreggiature impostando una base monocroma grigio-rosata sulla quale ha poi lavorato l'incarnato", sottolinea Chiara Merucci, responsabile del Laboratorio di Restauro delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini.

"La distribuzione del mercurio, che indica l'impiego di cinabro, ribadisce l'importante modifica dello sfondo operata da Raffaello, ovvero la sostituzione del paesaggio con le fronde, già individuata dalle radiografie nel 1983: questo ripensamento ha comportato un riassetto dei chiaro-scuri della figura, che l'artista ha realizzato con gli stessi colori usati prima, solo dosandoli nelle zone di luce e ombra".

Infine la distribuzione del rame, del ferro, del calcio e del manganese hanno restituito un'inedita visione del fondo di vegetazione: "stesure a base di terre (ferro) o di terra d'ombra (ferro e manganese) sono emerse per le foglie più ampie, mentre i rami del mirto risultano essere a base di un verde di rame e probabilmente nero d'ossa", conclude l'esperta.

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