Covid: Lincei, mancano dati per la sorveglianza

Cruciali per permettere al governo di prendere decisioni

Redazione ANSA

"Mancano i dati per lo studio e la sorveglianza della pandemia di Covid-19": lo rileva l'Accademia dei Lincei, al termine del seminario online sull'epidemia in Italia, al quale hanno partecipato il presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei, Giorgio Parisi, gli statistici Giorgio Alleva e Alberto Zuliani, entrambi dell'Università Sapienza di Roma, e Giuseppe Arbia dell'Università Cattolica di Roma. Mancano, rilevano gli esperti, "informazioni essenziali per consentire al governo nazionale e alle autorità regionali corrette decisioni, e dare ai cittadini un'esatta consapevolezza dei pericoli, al fine di adottare corretti stili di vita".

Il primo problema rilevato dagli esperti è l'assenza di programmazione nella raccolta dei dati. Per Giorgio Alleva i dati "sono stati raccolti senza un disegno, utilizzando quelli disponibili correntemente o ottenuti dai processi che venivano via via attivati. Si è sottovalutata l'insufficienza dei dati per fornire un quadro informativo idoneo a sostenere le decisioni". Secondo Parisi "è fondamentale fare uno sforzo per raccogliere e studiare i dati riguardanti l'epidemia di Covid in maniera scientifica, rigorosa e uniforme per tutta l'Italia". Sono dati, prosegue Parisi, che "devono essere messi a disposizione della comunità scientifica, in maniera da poter essere utilizzati per capire bene i meccanismi del contagio di questa terribile malattia".

Giorgio Alleva osserva inoltre che "non è maturato un atteggiamento orientato a conoscere per decidere e operare. Ci si sarebbe dovuti chiedere quali dati fossero necessari per definire le scelte di governo ai diversi livelli territoriali, per informare correttamente la popolazione e gli operatori economici e come si dovesse comporli in un quadro di coerenza generale. Invece, la base informativa è rimasta sostanzialmente immutata, e sta mostrando la sua fragilità". L'incertezza, prosegue lo statistico, "è ineludibile, ma può essere ridotta, e si può alimentare la consapevolezza sociale ponendosi le domande giuste e cercando di dare loro risposte adeguate".

Secondo gli esperti, è necessario che i dati "siano raccolti ed elaborati all'interno di un disegno organico, nel quale siano dominanti i valori dell'interdisciplinarità e della cooperazione. Occorre promuovere l'integrazione fruttuosa fra i dati della sorveglianza sanitaria e quelli derivanti da rilevazioni, totali o campionarie. Statistica e statistica ufficiale dovrebbero essere coinvolte maggiormente. Deve essere contrastata la comunicazione senza informazione". Deve infine, rilevano gli esperti, "risultare chiara la distinzione fra sprovvedutezza, genericità e competenza; fra parere, anche autorevole, ed evidenza scientifica. La trasparenza deve essere assunta come valore distintivo da parte delle istituzioni responsabili delle decisioni per il contrasto dell'epidemia. Alle esortazioni devono seguire le azioni; agli errori, sempre possibili, deve seguire l'assunzione di responsabilità".

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