Coronavirus, valvole dei respiratori stampate in 3D

Una startup bresciana risponde alla richiesta d'aiuto dell'ospedale di Chiari

Adele Lapertosa

 

L'ospedale di Chiari (Brescia) aveva finito le valvole dei respiratori usati per i malati di Covid-19 e ha lanciato una richiesta d'aiuto alla città per poterne avere delle altre di ricambio in tempi rapidi. A rispondere è stata una piccola azienda locale, la start up Isinnova, che in 24 ore ne ha stampate in 3D un centinaio, subito utilizzate. Nel frattempo ne sta stampando altre per prepararsi alle richieste in arrivo di altri ospedali, come spiega Alessandro Romaioli, progettista tecnico dell'azienda.

"La direttrice dell'ospedale ha contattato il Giornale di Brescia per chiedere se conoscevano qualcuno che potesse stampare le valvole in 3D perchè erano finite, e lì hanno fatto il nostro nome. Abbiamo così deciso di metterci subito a disposizione, gratuitamente", racconta Ramaioli.

In una sola giornata, un sabato, sono state stampate un centinaio di valvole di Venturi, subito usate. "Il prototipo è stato realizzato in acido polilattico con una tecnica a filamento che ha permesso di averlo pronto in solo un paio d'ore, anche se non con grande precisione", prosegue Romaioli. Testato con successo su un paziente, si è proceduto a stampare in 3D le altre valvole, questa volta con due tecniche diverse: una con una resina sensibile alla luce, e l'altra con polvere in Poliammide12 caricato ad alluminio, che "consentono una precisione molto alta, ma necessitano di tempi più lunghi, 24 ore".

Alla loro realizzazione ha collaborato un altro gruppo industriale della zona, mettendo a disposizione la sua macchina per la stampa in 3D, molto grande, visto che Isinnova di macchine ne aveva solo sei. "La nostra missione è fare ricerca e sviluppo e realizzare prodotti particolari che ci vengono richiesti da altre aziende, come valvole, agganci più stabili per i sedili delle auto o cerotti per le ustioni. La stampa in 3D la usiamo di solito per noi o per alcuni nostri clienti, ma non è il nostro core business. Non avevamo mai stampato prima una valvola", aggiunge Romoiali.

Isinnova, fondata da Cristian Fracassi, ha ricevuto altre richieste di valvole, in attesa di conferma per verificare la compatibilità con le macchine. Sui social la start-up è stata accusata di plagio e di non aver rispettato i brevetti, ma finora non è arrivata alcuna accusa formale. "Abbiamo risposto ad una richiesta d'aiuto, lavorando gratuitamente. Stiamo anche sviluppando altri apparecchi per questa emergenza. Ricordo - conclude - che queste valvole non sono valide come le originali e non hanno la certificazione di idoneità, ma possono essere usate solo in situazioni di emergenza, quale è questa in cui ci troviamo".

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