Covid, in Italia crescita lineare ma sostenuta

Esperti, Letalità alta. Attesi gli effetti delle misure

(di Enrica Battifoglia)

È una crescita lineare, ma che continua comunque a essere sostenuta, quella dell'epidemia di Covid-19 in Italia. Il quadro che emerge dai dati continua a invitare alla prudenza e a tenere alta la guardia, in attesa di cominciare a vedere gli effetti dei Dpcm e dei provvedimenti adottati dalle Regioni. 
"Ci troviamo di fronte a una crescita per incremento dei positivi, ma è una crescita molto elevata, che ogni giorno conta circa 30.000 nuovi positivi e che in proiezione potrà vedere ancora molti decessi", ha osservato il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma. "Non è una situazione né serena né accettabile", ha detto, e i dati indicano che "si sta ancora riuscendo a utilizzare le terapie intensive, ma ci stiamo avvicinando al limite".

 Nei prossimi giorni, inoltre, è da attendersi un aumento dei decessi perché, ha spiegato il fisico, "la stima del numero dei nuovi positivi ha un impatto a distanza di una decina di giorni sul numero dei decessi". Dello stesso avviso il microbiologo Andrea Crisanti, dell'Università di Padova, per il quale "abbiamo un alto numero di morti perché abbiamo tantissimi contagi". Il fatto positivo è che non c'è più una crescita esponenziale e "si cominciano a vedere gli effetti delle misure di contenimento, che vanno rispettate". Eventuali misure di alleggerimento, per Marinari, "sono ancora da considerare con prudenza".

 Per il fine settimana, ha aggiunto, "dovremmo poter vedere gli effetti dei Dpcm e delle misure adottate a livello regionale. Finora abbiamo probabilmente visto soprattutto gli effetti dell'autoregolazione". Tuttavia, ha rilevato, è importante la comunicazione dei dati: "il problema della trasparenza è ormai un fatto sia scientifico che politico e sarebbe importante vedere meglio quanto si sta facendo". In Italia resta elevato anche l'indice di letalità, della pandemia di Covid-19, che dal 18 ottobre al 15 novembre è aumentato dall'1,25%.

In un mese la letalità è aumentata dall'1,25% all'1,70%

Nell'arco di circa un mese, dal 18 ottobre al 15 novembre, l'indice di letalità della pandemia di Covid-19 è aumentato dall'1,25% all'1,70%. Lo segnala il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i coordinatori della pagina Facebook "Coronavirus - Dati e analisi scientifiche", riferendosi al rapporto tra i decessi e i casi positivi. Un valore diverso dalla mortalità, che corrisponde al rapporto fra i decessi e la popolazione generale. 

Se fino al 18 ottobre l'indice di letalità è stati pari all'1,25%, "nelle ultime settimane è salito all'1,34% registrato dal 19 a 25 ottobre all'1,40% nella settimana dal 2 all'8 novembre e all'1,70% nella settimana dal 9 al 15 novembre". La causa più probabile di questo aumento, secondo il fisico è che "si stiano sottostimando i casi positivi, che aumentano più velocemente rispetto alla capacità di fare i tamponi: la letalità aumenta perché i casi in circolazione sono più di quelli che ci aspettiamo". Il fatto che molti casi stiano sfuggendo, ha rilevato, emerge anche dal progressivo aumento del rapporto fra casi positivi e tamponi, passato dal 3% di metà settembre al valore massimo del 17,9% registrato il 16 novembre.

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