Coronavirus, a metà dicembre le prime trasmissioni uomo-uomo

Lo indica l'analisi che ricostruisce le prime fasi dell'epidemia

Monica Nardone

I primi casi di trasmissione da uomo a uomo del coronavirus 2019-nCoV risalgono a metà dicembre e sono quindi precedenti perfino alla notifica dei primi casi dell'infezione. Lo indica l'analisi che ricostruisce le prime fasi dell'epidemia, nelle quali i contagi sono raddoppiati ogni 7,4 giorni. Pubblicata sul New England Journal of Medicine, l'analisi si deve al Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ed è coordinata da Qun Li.

"I dati sono molto interessanti. Confermano la sensazione che l'epidemia fosse partita prima dei primi casi noti e sono stime importanti per programmare gli interventi di contenimento" dice all'ANSA Andrea Pugliese, dell'università di Trento, che elabora modelli matematici delle epidemie. Gli esperti hanno analizzato i dati sui primi 425 casi confermati a Wuhan per determinare le caratteristiche della diffusione della polmonite da coronavirus (Ncip) nella popolazione.

E' emerso che tra i primi 425 pazienti con polmonite da coronavirus confermata, l'età media era di 59 anni e il 56% era di sesso maschile. La maggior parte dei casi (55%) con esordio prima dell'1 gennaio 2020, erano collegati al mercato all'ingrosso di pesce e frutti di mare di Huanan, rispetto all'8,6% dei casi successivi. L'analisi ha calcolato anche il periodo di incubazione che nella media è risultato di 5,2 giorni e fino a 12,5 giorni in alcuni pazienti.

Questa sull'incubazione, secondo Pugliese, è fra le stime più interessanti dell'analisi: "è una stima abbastanza difficile da ottenere perché bisogna sapere quando una persona è stata infettata e quando è diventata effettivamente infettiva. Loro ci sono riusciti basandosi su 10 casi in cui sono stati in grado determinare l'occasione in cui queste persone sono state contagiate". Il risultato emerso, prosegue l'esperto, "ci dice che è coerente chiedere l'isolamento di due settimane delle persone che sono state in contatto o in possibile contatto con infetti". Un'altra misura importante, secondo Pugliese, è quella del cosiddetto 'intervallo seriale', cioè il tempo medio che passa tra l'insorgere dei sintomi nell'individuo che contagia e l'insorgere dei sintomi nell'individuo che è stato contagiato.

"Questo - spiega - ci dà la scala dei tempi della diffusione ed è il tempo richiesto perché l'infezione passi da un individuo al contatto successivo". In questo caso l'intervallo risulta di 7,5 giorni. E' stato calcolato anche il numero medio di persone che un malato infetterà che è in media 2,2. "Questo vuol dire - rileva - che se esistesse un vaccino contro questo virus bisognerebbe riuscire a vaccinare poco più del 50% della popolazione per riuscire a bloccare la diffusione".

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