Un utero artificiale per studiare l'embrione

Per seguirne tutte le fasi dello sviluppo

Redazione ANSA

Ottenuto un primo modello di utero artificiale a scopo di ricerca: è il primo ambiente controllato nel quale poter seguire tutte le fasi dello sviluppo embrionale. Fornisce una finestra sulle prime settimane dopo il concepimento e può aiutare a comprendere i motivi delle malformazioni che si possono formare in questa fase, nonché degli aborti spontanei che avvengono nei primi periodi della gravidanza. Descritto sulla rivista Nature, è stato sviluppato negli Stati Uniti dai ricercatori guidati da Jianping Fu, dell'università del Michigan. "Il nostro sistema può aiutare a colmare le lacune critiche nella conoscenza delle prime fasi dello sviluppo dell'embrione umano" rileva Fu. "Questa ricerca - aggiunge - potrebbe fornire una finestra sul periodo cruciale, ma a malapena osservabile, compreso tra due e quattro settimane dopo il concepimento.



Questo è un momento in cui si verificano molti aborti spontanei e possono formarsi gravi malformazioni. Dobbiamo comprendere meglio questi processi se vogliamo sviluppare misure preventive". L'utero artificiale è fatto di tre cilindri sovrapposti: in quello centrale c'è un gel che imita le pareti dell'utero e negli altri due ci sono, rispettivamente, i fattori chimici che stimolano la differenziazione delle cellule staminali e le cellule staminali pluripotenti umane che possono differenziarsi in diversi tipi di cellule. Grazie ai fattori chimici, le staminali sono state indotte a raggrupparsi per formare delle sacche dalla forma sferica simili a embrioni, ma che mancano di specifici tipi di cellule necessari per produrre embrioni vitali. Il dispositivo ha permesso di osservare come nell'arco di 18 ore le cellule staminali si sono differenziate per formare i principali gruppi cellulari che si presentano nelle fasi iniziali degli embrioni umani. Inoltre è stato osservato come questi aggregati di cellule si sono impiantati sulle pareti del gel e come dopo 36 ore le staminali poste su una sezione della struttura si sono trasformate in cellule del sacco amniotico, mentre quelle sul lato opposto sono diventate più lunghe e sottili, raggruppandosi, come è previsto nella struttura chiamata epiblasto, da cui derivano tutti i tessuti dell'embrione.

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