Leonardo, l'anatomista che lavorava in squadra

Con medici di corte e ospedali, crolla il mito del genio isolato

Redazione ANSA

Gli studi anatomici con cui Leonardo da Vinci ha magnificamente illustrato il corpo umano in 3D potrebbero essere frutto di un vero e proprio lavoro di squadra, fatto in rete con medici e chirurghi che lavoravano nelle corti rinascimentali e negli ospedali: a suggerirlo sono i suoi stessi manoscritti e la letteratura medica del tempo, esaminati dalla storica Monica Azzolini, dell'Università di Bologna.

L'esperta lo ha spiegato al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, nella giornata di studi organizzata per l'inaugurazione della mostra 'Leonardo 39. La costruzione di un mito': aperta fino al 6 maggio con il sostegno di Fondazione Cariplo, esporrà documenti, volumi, fotografie, disegni e oggetti storici relativi alla mostra che nel 1939, al Palazzo dell'Arte di Milano, contribuì a creare l'immagine di Leonardo come genio universale, anticipatore delle più disparate scoperte scientifiche, fino ad arrivare alla nascita del museo stesso nel 1953.

Ingresso alla Mostra Leonardesca al Palazzo dell'Arte, fotografia 'Argo' di Strazza (©Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia)

"Nel corso dei secoli è stata tramandata questa visione quasi agiografica del Leonardo anatomista come di un genio solitario, che sezionava i cadaveri dei criminali nell'oscurità di qualche sotterraneo. Se leggiamo i documenti del tempo, però - spiega Azzolini - scopriamo che gli studi anatomici erano fatti in squadra da più persone: è perfino possibile che medici e chirurghi venissero affiancati da artisti incaricati di fare i disegni”.

Leonardo potrebbe aver operato allo stesso modo in equipe, anche perché “è difficile pensare che sezionasse e disegnasse allo stesso tempo, facendo tutto da solo”. I documenti, tra l'altro, dimostrano che Leonardo "aveva relazioni con medici e chirurghi della corte di Milano e probabilmente accedeva alle dissezioni dei cadaveri che venivano fatte regolarmente negli ospedali della città". Resta da capire chi fossero i suoi più stretti collaboratori: "un'impresa molto difficile, vista la carenza di documenti", conclude la storica.

 

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