Circoncisione in casa in Italia l'ultima vittima nel 2018

L'intervento costa troppo. Decine di migliaia le potenziali vittime

Redazione ANSA

La tragedia di oggi nel Reggiano di un bimbo di soli 5 mesi deceduto dopo una circoncisione a casa segue quella del dicembre scorso avvenuta a Monterotondo, alle porte di Roma: due gemelli vennero circoncisi sempre a casa, uno dei due morì mentre l'altro si salvò. 

Altri episodi analoghi nel 2016, a Torino, e prima a Bari e a Treviso. La circoncisione in casa è diffusa in tutta Italia e periodicamente uccide qualche bambino, ha rilevato Mustafa Qaddurah, pediatra e dirigente del Centro Islamico di Roma, in occasione della tragedia che si è verificata alla fine dello scorso anno. 

"Secondo le stime della Caritas in Italia ci sono 1,7 milioni di musulmani. Non tutti - ha osservato Qaddurah, - hanno bisogno della circoncisione, ma possiamo stimare che debba farla un 2%-3% del totale. Alcuni tornano nei Paesi d'origine per l'intervento, ma si parla comunque di decine di migliaia di potenziali vittime in Italia. Noi cerchiamo di sensibilizzare chi frequenta il Centro Islamico dicendo che l'intervento è complesso e va fatto solo in ambiente ospedaliero, ma come si vede dalle cronache il problema esiste".

Il medico rileva inoltre che "la circoncisione è un precetto della religione islamica così come di quella ebraica, con la sola differenza che per i musulmani non va fatta entro la prima settimana di vita. In Italia però può essere fatta solo privatamente, a costi spesso troppo alti, e quindi può capitare che le persone si rivolgano a questi sedicenti dottori presenti nelle comunità. Ai casi in cui il bambino muore, di cui si viene a sapere, si aggiungono disabilità permanenti o comunque ricoveri per setticemia".

Il problema, ha sottolineato Qaddurah, "è diffuso su tutto il territorio. Noi del Centro Islamico di Roma abbiamo fatto appelli a diversi ministri perché intervenissero, ma senza esito. Nel Lazio siamo riusciti a ottenere che il policlinico Umberto I di Roma potesse fare l'intervento, ma a un costo di 460 euro che può essere comunque proibitivo. Il Piemonte si sta interessando della questione ma, a parte questa eccezione, non ci sono iniziative delle istituzioni, che invece sarebbero necessarie"

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