Anelli, non decollano le vaccinazioni anti-Covid negli studi medici

Presidente Ordine, 'poche dosi, cambiare modello. Non vaccinato 0,2% dottori'

Redazione ANSA ROMA

Non decolla il sistema delle vaccinazioni anti-Covid negli studi dei medici di famiglia: il numero delle dosi in arrivo continua ad essere molto limitato e di fatto le immunizzazioni dai medici di base sono 'al palo'. A descrivere la situazione attuale è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, che sottolinea come i camici bianchi siano pronti da tempo a intervenire a sostegno della campagna vaccinale ma non siano ancora stati messi nelle condizioni di poterlo fare.

   "Nonostante i mesi già trascorsi dall'avvio della campagna vaccinale, il sistema - spiega Anelli all'ANSA - ha un'organizzazione che di fatto non consente la vaccinazione dai medici di famiglia, utilizzati solo per situazioni molto particolari, come è stato ad esempio per la vaccinazione dei soggetti più anziani o dei pazienti molto fragili. Il punto è che il sistema misto centri vaccinali Hub e studi medici non sta funzionando. E' vero che la campagna vaccinale ha portato grandi frutti abbattendo la mortalità, ma è anche vero che il prossimo futuro, in vista della vaccinazione massiccia alle fasce di popolazione più giovane, va pianificato. Insomma, al momento l'unico modello che va avanti è quello dei grandi Hub, ai quali - rileva - sono destinate la quasi totalità delle dosi vaccinali. Le dosi sono arrivate ai medici di base solo per vaccinare i pazienti vulnerabili, ma una volta terminata questa fascia le vaccinazioni sono di fatto proseguite solo negli Hub".

  Dunque, "la Medicina generale è pronta ma se si vuole scegliere un modello che preveda il pieno coinvolgimento dei medici va cambiata la modalità distributiva in modo tale che i vaccini siano garantiti prioritariamente agli studi medici, con una fornitura costante e continuativa, e va implementato il personale di studio da dedicare alle immunizzazioni. La realtà, ad oggi, è invece che in buona parte delle Regioni - afferma - i medici di base di fatto non stanno vaccinando più o stanno effettuando solo i richiami". Eppure proprio i medici base, sottolinea, "potrebbero avere un ruolo cruciale nel recuperare ad esempio gran parte di quei 2,5 milioni di over-65 che non si sono ancora vaccinati e che rappresentano una platea particolarmente critica alla luce soprattutto della diffusione delle varianti del virus molto più contagiose".

   Altra questione è quella dei medici che non si vaccinano, nonostante l'obbligo previsto per legge e la previsione della sospensione dell'attività professionale per quelli che non si immunizzano: "Va ribadito - precisa Anelli - che si tratta di pochissimi medici, circa lo 0,2%, dunque poche centinaia sul territorio nazionale. Tuttavia, chi non si vaccina incorre ovviamente nelle sanzioni previste e, anche se non ci sono dati ufficiali, sarebbero una decina i medici già sospesi. Il fenomeno 'no-vax' è invece molto più diffuso tra gli operatori sanitari". Proprio l'esperienza della pandemia, sottolinea, "ha invece evidenziato il ruolo centrale dei medici". Da qui la richiesta di un maggiore coinvolgimento a livello istituzionale: "E' arrivato il momento di aprire un tavolo ufficiale per discutere dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza Pnrr e della riforma del Sistema sanitario nazionale".

   Da Anelli, infine, un appello ai cittadini: "Oggi si sta infettando prevalentemente chi non ha fatto il vaccino. Quindi l'invito soprattutto ai giovani è a vaccinarsi assolutamente e non pensare che le misure adottate finora siano da accantonare: mascherine e distanziamento restano cruciali e solo la vaccinazione - conclude - ci consentirà di tornare ad una vita abbastanza regolare senza essere costretti a ricorrere a nuove chiusure". 
   

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