Governo accelera, test rapidi da medici e in farmacia

Boccia: 'In campo 2mila operatori'. Ma tensione sindacati

Silvana Logozzo

La pandemia incalza e il governo accelera per tenere sotto controllo i contagi e sgravare ospedali e dipartimenti di Sanità pubblica. Parte della strategia è contenuta nell'Atto di indirizzo che lunedì prossimo sarà al centro della discussione tra Conferenza Stato-Regioni, sindacati e medici.

L'accordo non è tutto in discesa, ma intanto molte resistenze sono state superate e le migliaia di dosi di test rapidi acquistate dal Commissario straordinario Domenico Arcuri saranno realisticamente somministrate dai medici di famiglia e nelle farmacie.

"La grave situazione emergenziale che il Paese sta affrontando e lo scenario epidemico che si prospetta per il periodo autunno-inverno rende necessario assicurare che la risposta dell'assistenza territoriale sia realizzata in tutte le sue potenzialità", si legge nell'Atto di indirizzo, "a questo si aggiunge l'esigenza di rafforzare le attività di indagine epidemiologica, e accertamento diagnostico per identificare rapidamente i focolai".

Lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza nel corso della riunione con le Regioni ha annunciato che i tamponi rapidi si potranno fare anche in farmacia: "Già in alcune regioni in farmacia si fanno i test sierologici - ha affermato - proviamo a fare una sperimentazione, come sta avvenendo a Trento, per effettuare gli antigenici". Non solo, per ridurre la pressione su ospedali e dipartimenti di Sanità pubblica, dopo gli annunci dei mesi scorsi, negli studi dei medici di famiglia stanno per arrivare le strumentazione per la diagnostica (dagli ecografi, agli elettrocardiografi, agli spirometri) per consentire la presa in carico degli assistiti, anche cronici, che soffrono di patologie non-Covid e rischiano di restare indietro.

Dal canto suo il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha spiegato che "con un'ordinanza della Protezione civile si creerà un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento". In pratica duemila operatori che verranno individuati con un bando: 1.500 per effettuare tamponi, test e tracciamento, altri 500 lavoreranno sulla richiesta di informazioni e sulle procedure da seguire. Per quanto riguarda invece il coinvolgimento dei medici di base e dei pediatri di libera scelta nella somministrazione dei test rapidi, l'Atto di indirizzo prevedere "un'attività limitata al periodo dell'epidemia influenzale sul territorio nazionale, al fine di favorire la diagnosi differenziale tra le due patologie".

L'accordo che dovrebbe emergere dal tavolo convocato per lunedì prossimo dal Ministero della Salute potrebbe però incorrere in qualche ostacolo non da poco. L'intesa prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base, ma per quanto riguarda le strumentazioni per la diagnostica, il documento parla di formazione e costi per la manutenzione "in carico ai professionisti ai quali vengono assegnate le attrezzature".

"Ci trattano come l'ultima ruota del carro - ha commentato il segretario generale del Sindacato dei medici italiani (Smi) Pina Onotri - ma bisogna prevedere l'impegno di denaro per queste cose, non ci vengano a dire che se si rompe un ecografo lo dobbiamo ripagare noi, come pure la formazione". E mentre Federfarama plaude all'unicio del ministro Speranza, Filcams Ggil nazionale boccia i test in farmacia: "Troppo rischioso per lavoratori e clienti. Per poter fare i tamponi a persone che sono state esposte al rischio di contagio sono necessari abbigliamenti, spazi e procedure per gli operatori che le farmacie spesso non possono garantire. Significherebbe esporre un luogo frequentato da molte persone al rischio di divenire un focolaio di diffusione del virus." (ANSA).

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