Chemio più 'leggera' con i visori virtuali, al via studio

Parte all'Ifo Regina Elena di Roma la prima ricerca italiana

Redazione ANSA ROMA

Sarà il primo centro in Italia a sperimentare l'uso di visori durante le terapie contro il cancro all'utero e alla mammella. Visori che permetteranno al paziente, mentre si trova in cura, di potersi immergere in una realtà virtuale, estraniandola dall'attività in corso. Pioniere in ambito nazionale è l'Istituto nazionale tumori "Regina Elena" Ifo di Roma, con uno studio clinico che partirà a gennaio e si concluderà a fine 2019. Il progetto (che è stato presentato al Museo Maxxi) si chiama "The patient dream". I video vengono precaricati sul visore: il paziente seleziona il contenuto nella gallery ed è garantita una visione continua di almeno due ore. Si potranno vedere contenuti a tema naturalistico, di viaggi, musica o di arte, senza l'uso del wi-fi o di cavi.

L'obiettivo della ricerca è di studiare la portata di ansia e depressione sulla qualità della vita della paziente per tentare di ridurre angoscia e stress in corso di terapia. Per Francesco Ripa di Meana, direttore generale degli Ifo, "siamo entrati nell'epoca in cui gran parte dei pazienti con patologia tumorale sono dei pazienti cronici". "La qualità della vita del paziente durante la terapia è elemento della forza del paziente. Questo progetto è importante per noi perché mette insieme tante novità: la qualità di vita, la ricerca, il percorso per il paziente", ha aggiunto. "Se" dallo studio "si dovessero evidenziare benefici sulla qualità della vita e sulla migliore aderenza alle terapie, potremo adottare questo strumento nelle divisioni di oncologia.
    E' tempo che l'oncologia medica si occupi non solo di guarire i pazienti ma anche di migliorarne la qualità della vita", ha spiegato Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica del Regina Elena e presidente della Fondazione "Insieme contro il cancro".

 

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Serve considerare l'aumento dell'età media

Sulle politiche di prevenzione del tumore della mammella, "uno dei cardini è lo screening, che andrebbe anche rivisto. Viene previsto fino a 69 anni ma c'è stato un aumento della vita media. Una donna penso sia meritevole di screening anche dopo i 69". E' quanto ha detto il presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro, Francesco Cognetti (direttore di Oncologia medica dell'Istituto nazionale tumore 'Regina Elena') nel corso della presentazione del progetto "The patient dream", a Roma. "Come tecniche di diagnostica non è più sufficiente la mammografia: ci sono altre tecniche anche più performanti", ha aggiunto. Parlando delle politiche di screening, ha sottolineato come ci sia "una differenza enorme tra le regioni del Nord e quelle del Sud (si va dal 78% di adesione del Trentino al 22% di adesione della Campania). Queste sono differenze che si pagano in termini di sopravvivenza. Al Sud ci si ammala di meno per gli stili di vita, ma si muore di più. Al Nord ci si ammala di più e si muore di meno. C'è circa un 10% di differenza. È cosa da intervento urgente, immediato". 

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