Coronavirus: essere sinceri con i bimbi e ascoltarli

Unicef, parlare con modalià a misura, aiutarli a gestire stress

Redazione ANSA

Incoraggiare i bambini a parlare e a fare domande sul coronavirus, ascoltandoli. Essere sinceri, spiegando la verità secondo modalità a loro misura. Se non si è in grado di rispondere alle domande, non farlo a caso, ma sfruttare l'occasione per cercare risposte validate insieme a loro. I bambini hanno il diritto di essere informati, e allo stesso tempo è responsabilità degli adulti proteggerli dall'angoscia.

Queste alcuni dei suggerimenti contenuti in un vademecum dell'Unicef. Tra le raccomandazioni, insegnare ai piccoli come proteggere se stessi e gli amici, lavando le mani e non avvicinandosi a chi mostra sintomi, e chiedendo loro di comunicare qualora dovessero iniziare a percepirli su se stessi.

Poi, è importante aiutare i bimbi a gestire lo stress offrendo l'opportunità di rilassarsi e giocare e cercando di mantenere per quanto si può invariata la loro routine. Chi vive in una zona rossa, può ricordare che stando in casa si hanno basse probabilità di contrarre il virus. Se il piccolo si sente poco bene e deve rimanere a casa, o in ospedale, si può rassicurarlo sul fatto che si comprende quanto possa essere difficile, ma che attenersi alle regole è l'unico modo per tenere tutti al sicuro.

Meglio inoltre assicurarsi che i bimbi non siano oggetto di stigmatizzazione o non la provochino e per tranquillizzarli si possono condividere le storie di chi lavora per fermare l'epidemia. Infine, è importante chiudere le conversazioni con loro con cura e occuparsi anche di se stessi, prendendosi del tempo se si è in uno stato di ansia o preoccupazione.

"È importante - evidenzia Francesco Samengo, presidente Unicef Italia - mantenere un dialogo aperto con i figli: questo può aiutarli a comprendere, ad affrontare la situazione nel modo migliore possibile e ad apportare un contributo positivo per gli altri". 

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