Il guanto caldo che conforta pazienti Covid

Virale tecnica 'mano di Dio' realizzata da infermiera Brasile

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 08 APR - Un modo speciale di 'tenere la mano' a un paziente Covid, calmante e confortante, fatto di un guanto riempito di acqua calda e fissato tra le dita della mano. È diventata virale la soluzione adottata da un'infermiera brasiliana Lidiane Melo, 36 anni, in forze alo' Hospital Universitário Clementino Fraga Filho di Rio deJaneiro - che e già stata denominata técnica da mãozinha" (la manina) o "mão de Deus", mano di Dio, e che ha un duplice scopo:medico ma anche psicologico. L'infermiera ha infatti spiegato ai media brasiliani che in un turno molto teso l'anno scorso,non riusciva a misurare la saturazione di un paziente. "La sua mano era molto fredda-evidenzia - l'ho avvolta in cotone ortopedico e benda, che è una pratica prevista in infermieristica, ma non ha funzionato. La circolazione non è migliorata. Ho pensato di bagnargli la mano con acqua tiepida, ma a causa del rischio di contaminazione l'idea non era buona. Ci ho pensato ancora un po 'e ho messo l'acqua calda dentro dei guanti chirurgici e gliela ho avvolta sulla mano ".
    La tecnica ha funzionato e in tre minuti la cosiddetta perfusione del paziente, che è la consegna del sangue ai tessuti del corpo, è migliorata. Ha misurato la saturazione di ossigeno e iniziato il trattamento. La storia ha un anno, ma è stato solo il 14 marzo che Lidiane ha ritrovato la foto sul cellulare e ha deciso di postarla. La foto e la didascalia che accompagnava l'immagine sono diventate rapidamente virali. Oltre a miglioramento della circolazione sanguigna: la tecnica applicata dall'infermiera porta conforto psicologico. In un altro turno, Lidiane racconta infatti a O Globo di essersi imbattuta in una signora che era molto agitata quando ha saputo che avrebbe avuto bisogno di essere intubata. "Non ci ha permesso di sedarla - aggiunge - ha detto solo che non potevamo lasciarla morire, doveva prendersi cura della famiglia . Mi ha chiesto di tenerle la mano. Le ho detto che non potevo, che aveva altri pazienti di cui occuparmi, ma che avrei fatto qualcosa. Ho messo in atto la tecnica, si è calmata, ha detto che sembrava che le tenessi la mano, e ho detto che non era la mia, che avrebbe dovuto pensare che fosse la mano di Dio, che l'avrebbe aiutata a uscire da lì ". (ANSA).
   

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