Una coppia di anticorpi contro tumore del colon metastatico

Aumenta la sopravvivenza, fino a raddoppiarla in alcuni pazienti

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 19 SET - L'associazione di due anticorpi monoclonali aumenta la sopravvivenza nei pazienti con tumore al colon-retto metastatico, fino ad arrivare a raddoppiarla in coloro che rispondono meglio alla terapia. A dimostrare l'efficacia della coppia nel rallentare la progressione del tumore è una sperimentazione clinica condotta in 8 centri di ricerca italiani, i cui risultati sono stati presentati al congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo).
    La sperimentazione, coordinata dall'Università della Campania Luigi Vanvitelli, è stata condotta su 77 pazienti metastatici e ha utilizzato la combinazione di una terapia a bersaglio molecolare, cetuximab, e un immunoterapico anti-PD-L1, l'avelumab. Questa cura "viene effettuata in pazienti con una strategia di 'rechallenge' - spiega Fortunato Ciardiello, ordinario del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'Università Vanvitelli e past-president Esmo -. Si tratta della ripresa del trattamento con anti-EGFR in pazienti che, dopo un'iniziale risposta a tali farmaci, hanno avuto una nuova progressione. In questi casi la malattia diventa resistente alle terapie e la prognosi è negativa".
    Con la combinazione in sinergia di cetuximab e avelumab, i dati mostrano che la sopravvivenza mediana sale da 8 a 13 mesi in pazienti con tumore al colon-retto metastatico in fase avanzata, con un controllo della malattia nel 65% dei casi.
    Inoltre, aggiunge Erika Martinelli, professore associato del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'Università Vanvitelli, nei pazienti con malattia RAS 'wild type' ovvero senza mutazioni dei geni della famiglia RAS, "l'efficacia della cura è ancora più significativa": la sopravvivenza è raddoppiata da 8 a 16 mesi, il controllo di malattia è stato raggiunto nel 73% dei casi e "il 39% ha una sopravvivenza libera da progressione per più di 6 mesi. Tutto questo con un profilo di sicurezza assolutamente accettabile". Nei pazienti con malattia RAS wild type, conclude Ciardiello, la coppia di anticorpi monoclonali "potrebbe costituire una nuova terza linea di terapia". (ANSA).
   

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