Le fake news sul coronavirus: non è vero che si diffonde in piscina

Falso che non si possa donare il sangue, si allunga la lista delle bufale smentite dagli esperti del Ministero della Salute

Redazione ANSA ROMA

Non vi sono prove che le piscine facilitino la diffusione del virus. Così come non è vero che non si possa andare a donare sangue per via delle limitazioni agli spostamenti. Queste alcune delle ultime fake news sul Covid-19, che si aggiungono alla lunga lista di quelle smentite da esperti del Ministero della Salute sulla base di evidenze scientifiche.

Una delle bufale individuate su web e social riguarda il fatto che bagni in piscina o nelle vasche idromassaggio espongano all'infezione da Sars-Cov-2. In realtà però, "non ci sono prove attualmente che il nuovo coronavirus possa essere diffuso all'uomo attraverso l'uso di piscine o vasche idromassaggio". E' comunque sempre consigliabile assicurarsi del corretto funzionamento ed effettuare un'adeguata manutenzione e disinfezione (ad esempio con cloro e bromo). Inoltre, poiché la trasmissione del virus avviene tramite goccioline respiratorie è sempre consigliabile mantenere, anche in acqua, la distanza di un metro tra una persona e l'altra.

Altra bufala riguarda il fatto che il fumo di sigaretta non aumenti il rischio di ammalarsi di Covid-19. "Studi recenti, infatti, - si legge - hanno evidenziato nei fumatori un aumento di almeno tre volte del rischio di sviluppare polmonite severa da Covid-19 rispetto ai non fumatori". Tra le false notizie circolanti una riguarda il fatto che non si possa donare il sangue perché sia vietato allontanarsi dalle vicinanze della propria abitazione. In realtà, "la donazione del sangue è considerata inclusa tra le motivazioni di assoluta urgenza", e sono quindi consentiti gli spostamenti dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta.

Infine, rispetto ai bambini, è una falsa informazione l'invito a non preoccuparsi qualora presentino febbre. Il nuovo coronavirus fino ad oggi ha colpito in maniera minore i bambini rispetto al resto della popolazione, ma i bambini non sono immuni all'infezione. Pertanto in caso di sintomi come febbre, rinite, tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria, "è sempre indicato consultare il pediatra".

Rezza, l'aria condizionata non fa da aerosol per il virus. "E' stato ipotizzato che l'aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma questo non è assolutamente provato". Al massimo può fare da "effetto vento e spingere goccioline di saliva all'interno di un ambiente chiuso ". Lo ha spiegato Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) durante la trasmissione Agorà, su Rai tre, rispetto a una delle preoccupazioni in vista dell'arrivo dell'estate.
Alcuni giorni fa, spiega, "è stato pubblicato un articolo sulla rivista americana, Emerging Infectious Diseases, dal titolo fuorviante, ovvero 'Trasmissione del virus attraverso l'aria condizionata'. In realtà dai risultati si è visto che, all'interno di un ambiente chiuso dove due famiglie erano sedute a circa un metro di distanza, l'aria condizionata aveva fatto da vento, spostando le goccioline di saliva di poco più di un metro. Ma si tratta di un caso eccezionale, non è stata l'aria condizionata in sé a trasmettere il virus. Perché il virus si trasmette per contatti ravvicinati tra persone".
Rispetto al possibile rientro di italiani nelle regioni del sud che potrebbe esserci nelle prossime settimane: "spero non ci sia esodo biblico ma solo rientri necessari, e spero i governatori siano attenti al rispetto della quarantena da parte di chi si sposta. Ma confido - conclude Rezza - che anche queste persone non vorranno mettere a rischio i propri parenti e che tutto vada bene".

Rezza, non credo che il virus morirà a giugno. "Virus morirà a giugno? Non credo". "Se ci sono colleghi stimati che hanno dono della preveggenza, benissimo. Se morirà a giugno faremo una grande festa". Così Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), durante la trasmissione Agorà, su Rai Tre, risponde commenta le affermazioni di colleghi che prevedono che il virus a giugno sarà morto. "Anche io vorrei che scomparisse ma non credo questo sogno possa realizzarsi molto presto. Dobbiamo quindi raddoppiare, triplicare gli sforzi per arginarne la diffusione". Lo stato d'animo nel primo giorno della Fase 2, riassume, è di "preoccupazione". "Se da una parte c'è bisogno di riaprire il Paese, vediamo anche che questo virus sta ancora circolando". "I cittadini, quindi, - aggiunge Rezza - devono aver comportamenti responsabili: distanziamento, lavaggio delle mani, mascherine in luoghi pubblici. Dall'altra parte la sanità pubblica deve esser pronta a intercettare a livello territoriale un possibile ritorno in campo del virus".

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