Se i carburanti supereranno i 2 euro
al litro, si taglieranno di nuovo le accise. Lo ha promesso oggi
il vicepremier Matteo Salvini. Ma il suo collega Adolfo Urso,
ministro delle Imprese, ha gettato acqua sul fuoco: i prezzi
stanno scendendo. Al suo Ministero si è aperto oggi il tavolo
con le aziende per il riordino del settore carburanti. I
benzinai chiedono al governo una lotta seria contro l'evasione
fiscale e il lavoro nero, e denunciano che 7.000 distributori in
Italia sono in mano alle mafie.
Secondo Salvini, "l'accordo è che, qualora per situazioni
internazionali e problemi non dipendenti dall'Italia, si
arrivasse sopra i 2 euro, il governo interverrà, come è stato
già fatto l'anno scorso. Adesso però siamo a 1,8 euro, e conto
che il 2 davanti non lo si vedrà più".
La situazione al momento non è preoccupante, nonostante il 5
febbraio sia scattato l'embargo sui prodotti petroliferi
raffinati dalla Russia. Il ministro Urso ha spiegato che
"nell'ultima settimana in Italia non vi è stato il temuto
impatto del nuovo embargo petrolifero. Anzi, si è registrata una
costante leggera flessione dei prezzi alla pompa". I numeri li
ha forniti l'Osservatorio prezzi presso il suo Ministero: lunedì
6 febbraio il prezzo medio della benzina è stato di 1,867 euro e
quello del gasolio di 1,878 euro al litro. Rispetto alla
settimana precedente, il calo è stato di circa 1 centesimo al
litro per la benzina e di circa 4 centesimi al litro per il
gasolio.
La discesa dei prezzi ha migliorato il clima fra governo e
benzinai, che oggi si sono incontrati al Ministero delle Imprese
per il Tavolo carburanti. Una trattativa per concordare il
riordino del settore, concessa alle imprese dopo il
contestatissimo Decreto legge Trasparenza di gennaio.
Sull'onda dell'aumento dei prezzi dei carburanti dopo la fine
del taglio delle accise, e delle accuse ai benzinai di aver
speculato (accuse smentite dai dati del governo stesso),
l'esecutivo ha deciso di imporre ai distributori di esporre il
prezzo medio regionale di benzina e gasolio accanto al prezzo
praticato, pena una multa. Un obbligo contestato subito dagli
operatori, e criticato anche dall'Antitrust, per la quale
rischia di far alzare i prezzi più bassi.
Per venire incontro ai benzinai, il governo ha ridotto le
multe e ha concesso un tavolo al Mimit per discutere dei
problemi del settore. Stamani si è tenuta la prima riunione. "Un
incontro interlocutorio a dir poco - lo ha definito il
segretario nazionale della Fegica, Alessandro Zavallone -. Tante
dichiarazioni di principio da parte del ministro. Ma sul Decreto
Trasparenza, ha detto che ora spetta al Parlamento". "Chiediamo
rispetto delle regole e trasparenza lungo tutta la filiera,
troppo facile prendersela solo con i gestori", ha commentato il
Presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto.
I benzinai hanno denunciato il mancato pagamento delle accise
da parte di tante pompe bianche, che a loro avviso venderebbero
carburanti di contrabbando dall'Europa dell'Est. Un'evasione
fiscale stimata in 13 miliardi di euro all'anno, un terzo del
fatturato complessivo, e che finirebbe per alimentare la
criminalità organizzata. Secondo Zavallone, "7.000 distributori
su 22.000 in Italia sono in mano alle mafie". I gestori chiedono
anche una lotta contro il lavoro nero ("il 60% degli impianti in
Italia hanno lavoratori privi di contratti regolari", sostiene
Zavallone) e il taglio delle commissione sui pagamenti col
bancomat.
Alla Camera intanto la maggioranza si è riunita per trovare
un accordo sulla questione dell'esposizione del prezzo medio, in
vista del voto in Commissione Attività produttive martedì.
Fratelli d'Italia vuole mantenere il cartellone, Lega e Forza
Italia preferiscono un QR Code collegato al sito del Mimit.
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